Tor di Quinto ha paura: «Orrore annunciato»

Forse Roma non è ancora come i ghetti di Soweto, «dove le donne vengono stuprate e ammazzate sotto gli occhi di tutti», come dice Daniela Santanchè, parlamentare di Alleanza Nazionale. Ma di certo l’episodio di Tor di Quinto, la barbara aggressione perpetrata da un romeno a Giovanna Reggiani, ora in fin di vita al Sant’Andrea, sembra segnare per la nostra città un punto di non ritorno. Nulla sarà più come prima, la città è esasperata e anche il sindaco Walter Veltroni sembra finalmente accorgersene, invocando espulsioni alla faccia dell’utopia dell’accoglienza a lungo cullata.
Le donne hanno paura, tutta la città ha paura. Soprattutto a Tor di Quinto, in quel vialetto stretto e lungo e buio che unisce la stazione della ferrovia Roma-Viterbo (che il 5 novembre sarà chiusa per lavori di ristrutturazione) alla trafficata Flaminia Vecchia. «La sera tardi, appena è buio, qui non conviene venire, neanche per un uomo», dice rassegnato un passeggero che attende il trenino. L’ansia come compagna di viaggio. «Ho effettivamente paura quando la sera, anche se sono solo le 18, scendo dal treno - racconta una ragazza - devo fare tutto questo viale buio e aspetto sempre che qualche altro passeggero venga insieme a me». Perché poco distante da lì ci sono baracche fatiscenti dove vivono poche decine di nomadi romeni, incattiviti dalla povertà e dalla sporcizia. La cittadella degli orrori dove gli uomini della Squadra mobile di Roma hanno fermato il giovane ritenuto responsabile della violenta aggressione.
Giovanna Reggiani abita in una delle palazzine all’interno del circolo sottufficiali della Marina di via Tor di Quinto 111. Un luogo protetto da una cancellata e con un ingresso che porta sia alle abitazioni dei militari, sia al circolo sottufficiali. «Questo è un posto tranquillo, ma basta uscire da qui, andare su via Tor di Quinto, per vedere che è una zona piuttosto malfamata». «In questa zona ci sono parecchi rumeni - commenta un altro militare - e c’è da aver paura ad uscire in strada la sera». «Ho sentito di questa notizia nel pomeriggio, me l’hanno raccontata. Sono quindici anni che vivo in Italia e mai avevo sentito una cosa del genere», dice un benzinaio bengalese che lavora in via Tor di Quinto e che vive con la famiglia in un appartamento sulla via Casilina. Mariangela, vicina di casa di Giovanna, le ha portato dell’acqua di Lourdes per un miracolo a cui non crede nessuno. «Sono sconvolta - confessa - perché quanto accaduto era prevedibile. Da anni ci stiamo battendo perché la zona di Tor di Quinto è ormai in mano agli extracomunitari irregolari. Abbiamo chiesto anche di far spostare la fermata dell’autobus più vicino alle nostre abitazioni ma è stato tutto inutile». Le fa eco un collega del marito, ufficiale della Marina. «Abito anch’io da quelle parti e credetemi dopo il tramonto è davvero una zona pericolosa».