Tor Tre Teste, colata di cemento sul parco

Claudio Pompei

Una colata di cemento nel bel mezzo dell’unico polmone verde del VII municipio. È quanto si appresta a fare la giunta Veltroni a Tor Tre Teste, proprio accanto al parco pubblico di 70 ettari, vero «fiore all’occhiello» della prima giunta Rutelli, all’interno del quale ci sono anche la famosa chiesa delle tre vele - disegnata dall’architetto Richard Meier e visitata ogni anno da migliaia di turisti -, un anfiteatro utilizzato per l’estate romana, un impianto sportivo di atletica (tra l’altro ancora non aperto al pubblico) e un percorso attrezzato per gli appassionati dello jogging.
Ora, invece, tra qualche mese, cominceranno i lavori per la costruzione di quattro enormi palazzi sovrastati da una “torre” e di un gigantesco centro commerciale. Il solo insediamento abitativo riguarderà almeno tremila persone, senza contare l’“indotto” giornaliero dell’ipermercato che farà impazzire il traffico in un’area, peraltro, già sofferente per la viabilità assolutamente insufficiente al punto da richiedere - chissà quando? - la realizzazione della Prenestina-bis con opportuni svincoli e bretelle. Il progetto ha già avuto il via libera dal Consiglio comunale e il parere positivo del VII municipio che, però, aveva posto una serie di condizioni riguardanti la necessità di interventi sulle infrastrutture viarie, l’utilizzazione degli oneri accessori e di quelli del costo di costruzione per la viabilità, il ridimensionamento dell’altezza degli edifici. Quest’ultima condizione era particolarmente significativa visto che nell’area in questione esistono vincoli archeologici e paesaggistici, tanto che le ultime costruzioni realizzate in zona sono villini di un’altezza massima di 7 metri e mezzo. Le condizioni più importanti poste dal municipio non sono state accolte e il Campidoglio ha dato il via libera al nuovo insediamento infischiandosene bellamente delle preoccupazioni dei consiglieri municipali.
Il comprensorio «Monti della caccia» avrà un notevole impatto nel quartiere: si tratta, infatti, di oltre 137mila metri cubi di nuove costruzioni, divisi in quattro palazzi a «elle» alti sei piani, al centro dei quali spicca una torre di otto piani. Accanto alle abitazioni sarà realizzato un centro commerciale a più piani, un parallelepipedo alto 15 metri e lungo quasi cento metri. In più ci saranno un asilo nido per 40 bambini e saranno ristrutturati alcuni vecchi casali per farne locali a uso sociale che saranno dati in gestione al VII municipio. L’insediamento verrà realizzato con lo stesso sistema che il Campidoglio sta usando per gli altri complessi abitativi sparsi a macchia di leopardo nelle periferie romane: usando cioè lo strumento della cosiddetta «compensazione» che si giustifica anche con l’emergenza abitativa usata come «grimaldello» per superare gli ostacoli di natura urbanistica. In parole povere, dopo aver atteso quarant’anni per avere un nuovo Piano regolatore generale, il Campidoglio ricorre sistematicamente alle «varianti», con la giustificazione che bisogna dare certezze ai proprietari delle aree nelle quali non si può più costruire per vari motivi e, soprattutto, con l’urgenza di reperire nuovi alloggi per gli sfrattati e i senzatetto. Anche il progetto di Tor Tre Teste, come gli altri, prevede che il 10 per cento delle superfici utili lorde realizzate venga destinato ad affitto a «canone concordato» per un periodo di otto anni.
Ma la cosa che dovrebbe far riflettere è che perfino i consiglieri del centrosinistra hanno cercato - inutilmente - di battersi contro la colata di cemento. «Mi chiedo ancora - spiega Claudio Giuliani, dei Moderati per Veltroni - come mai non si siano opposti al progetto i consiglieri comunali e municipali dei verdi. Come è scritto nella delibera, l’area dove saranno costruiti i palazzi subirà le varianti di Prg da “sottozona M2” (attrezzature di servizi privati) e in minima parte “zona N” (parchi pubblici e impianti sportivi) a “zona in corso di convenzione”».