A Tor Tre Teste cresce la protesta contro il cemento

La colata di cemento nel parco di Tor Tre Teste non piace (quasi) a nessuno. Proprio a ridosso dell’Acquedotto Alessandrino sorgerà un complesso residenziale formato da quattro enormi edifici e da un grande centro commerciale: il tutto previsto da una variante al Piano regolatore generale e autorizzato dal Consiglio comunale come «compensazione» rispetto a un’area edificabile dove non si può più costruire, nel parco di Malafede. I lavori dovrebbero cominciare fra qualche settimana e il complesso si chiamerà «Monti della Caccia». Siccome nell’area in questione esistevano vincoli ambientali e paesaggistici (che verranno superati con la variante al Prg), alcuni consiglieri del VII municipio, come Claudio Giuliani dei Moderati per Veltroni-Udeur e Lorenza Vinzi di Alleanza nazionale, hanno tentato di far sentire la loro voce dissonante. Ma, almeno finora, non hanno ottenuto dal Campidoglio le modifiche al progetto che pure avevano avanzato in fase di parere obbligatorio per legge.
Ora il comitato di quartiere «L’Acquedotto Alessandrino» ha inviato al VI Dipartimento e per conoscenza al IX Dipartimento, al sindaco Veltroni, al presidente del VII municipio e al sovrintendente di zona Stefano Nusco un documento contenente osservazioni ed opposizioni sulla compensazione edificatoria del comprensorio “Monti della Caccia” attraverso la rilocalizzazione delle volumetrie nell’area di Tor Tre Teste. Nel documento, il comitato di quartiere, nato spontaneamente dall’adesione di oltre 3.000 cittadini del VII municipio, fa notare che «la zona interessata a subire compensazioni sia di altrettanto interesse naturalistico, paesaggistico e culturale dei Monti della Caccia. Nelle aree di Tor Tre Teste si estende un parco archeologico attraversato dai resti dell’acquedotto romano ancora in ammirevole condizione. L’area in questione è, inoltre, ricca di animali: sono stati avvistati falchi, aironi cinerini, volpi. Per cui si ritiene insostenibile la realizzazione delle volumetrie accordate in tale zona». «Questa area - si legge ancora nel documento - nel precedente Prg era destinata a zona N (parco) e M2 (70.000 mc edificabili in tipologia commerciale) la cui attuazione doveva avvenire attraverso una convenzione con l’amministrazione comunale. Convenzione mai attuata per la scarsa vocazione commerciale della zona, per una carenza endemica della viabilità, che avrebbe impedito l’afflusso ed il deflusso degli utenti; per la inesistente presenza di opere di urbanizzazione primaria e secondaria». Entrando, poi, nel merito del progetto, il comitato di quartiere rileva che «quattro grandi edifici di sei piani disposti a L agli angoli della zona interessata, più un quinto di otto piani occulterebbero la vista del panorama bellissimo dei Castelli Romani, dei Monti Prenestini e dei Monti Lucretili, che costituisce uno dei grandi pregi del parco, apprezzato non solo dagli abitanti dei quartieri Alessandrino e Tor Tre Teste, ma da tutti i cittadini che lo frequentano. Sembrerebbero progettati apposta per chiudere la vista del verde, dell’arte e della natura a tutti gli attuali abitanti. Inoltre, costruzioni di tale altezza male si armonizzano con il paesaggio e deturperebbero la bella vista degli archi dell’Acquedotto e del bel laghetto adiacente, dove vivono specie di piante e di uccelli di notevole pregio. La chiesa del III Millennio, di recente costruzione, e visitata da migliaia di turisti ogni settimana per il suo valore artistico, verrebbe a trovarsi racchiusa da ogni lato da enormi costruzioni. Il tutto costituirebbe una colata di cemento in mezzo al parco, data la contiguità con lo stesso e la vicinanza con i resti archeologici». «Il parco verrebbe ridotto dalla prevista strada che dovrebbe collegare via di Tor Tre Teste con via delle Nespole - si legge ancora nelle osservazioni - che probabilmente diventerà, nella parte più stretta, una camera a gas per i cittadini che abitano nelle case che la costeggiano».
«Il centro commerciale previsto - sostiene infine il comitato di quartiere - si colloca in una zona servita da altre strutture simili di medie e grandi dimensioni, per cui i cittadini ne ritengono assolutamente inopportuna la costruzione e di maggiore utilità l’inserimento nel programma di servizi sportivi e di utilizzo sociale, quali: piscina, campi da tennis, palestra, centro anziani, servizi per il parco (toilette, casa del parco, parcheggi per gli utenti del parco). L’insediamento previsto provocherebbe un inevitabile danno ambientale, causando intasamenti stradali e conseguente inquinamento atmosferico e acustico».