Da Torino agli scavi di Assuan Così il viaggio da sogno si è trasformato in un incubo

«I nostri cari non sono degli imprudenti, si erano affidati a guide professioniste»

da Torino

Sono stati svegliati all'alba dallo squillo di un telefono. Una telefonata inattesa. Un cattivo presagio. A chiamare erano i funzionari dell'unità di crisi della Farnesina. A ricevere la telefonata i familiari dei cinque turisti torinesi rapiti in Egitto. È cominciata così la giornata di passione per i parenti e gli amici di Lorena Paganelli, 48 anni, di Venaria; Walter Barotto, 68 anni, di Torre Pellice; Michele Barrera, 72 anni, di Avigliana; Mirella De Giuli, 71 anni, di Agrogna, in val Pellice; e Giovanna Quaglia, 52 anni, di Torino. Un gruppo consolidato di amici, un gruppo consolidato di viaggiatori che amava l'avventura e che quando si trattava di scegliere una meta dove andare in vacanza optava per territori inconsueti, dall'America all'Asia fino all'Africa, per poi tornare in Italia. Amanti delle forti emozioni, loro malgrado si sono ritrovati a vivere una disavventura che certo non avevano messo in conto quando hanno deciso di addentrarsi, accompagnati da guide turistiche ufficiali, nel deserto egiziano fino ai confini del Sudan.
È stata una giornata convulsa, di voci che si sono rincorse, di notizie incerte ma tutte volte alla speranza. Giuseppe Paganelli, il fratello maggiore di Lorella, non è andato al lavoro. Ha passato tutta la giornata in casa, inchiodato al telefono. Molti i colleghi di lavoro di Lorella, dipendente dell'Unicredit, che si sono fatti vivi con la famiglia in cerca di notizie. «Siamo preoccupati, nonostante la Farnesina abbia cercato di rassicurarci sulla sorte di mia sorella - racconta Giuseppe -. Lei ama viaggiare e lo ha sempre fatto. Sono un gruppo molto affiatato. L'ultima volta l'ho sentita giovedì». Lorella era in Egitto dal 13 settembre, alloggiava in un albergo del Cairo. «Ha chiamato per salutare e dire che il giorno dopo sarebbe andata a fare un'escursione di quattro giorni nel deserto in una zona in cui i cellulari non funzionano - continua il fratello -. Ci ha detto, come sempre, di non preoccuparci e che avrebbe richiamato non appena fosse rientrata al Cairo». Parole rassicuranti sono contenute anche nell'ultimo messaggio, datato mercoledì 17 settembre, che Mirella De Giuli ha mandato al figlio Davide Matteis. Anche lei comunicava la partenza per il deserto e le difficoltà di copertura del telefonino. La donna, pensionata e vedova, da poco aveva trovato in Walter Barotto, anche lui vedovo, un nuovo compagno con il quale coltivava una tenera amicizia consolidata dalla passione per i viaggi. Ogni anno un viaggio diverso, di solito con l'agenzia Avventure nel Mondo. E da quattro anni a questa parte non desiderava fare altro che viaggiare anche l'alpignanese Michele Barrera, 72 anni, pensionato. Per oltre vent'anni ha svolto la professione di ottico, un lavoro che gli aveva anche permesso di aprire due negozi, uno a Collegno e uno ad Alpignano, e che ora sono gestiti dai figli. Dopo la pensione e la morte della moglie ha deciso di dedicarsi ai nipoti e ai viaggi insieme agli amici di sempre. «È un amante delle zone desertiche - racconta il figlio Andrea - così quando gli hanno proposto l'Egitto e il deserto ha subito detto sì». Per tutto il giorno si sono susseguite voci di presunte liberazioni, di riscatti, di trattative che prima andavano a buon fine e poi invece si arenavano. Alle 18, a far ben sperare sono state le notizie diffuse dal quotidiano tedesco Bild, che dava per certa la scarcerazione degli ostaggi. Ma a sigillare il lieto fine non c'era ancora l'ufficialità della Farnesina. «È un tormento per noi che siamo a casa che aspettiamo - commenta il fratello di Lorella Paganelli -. Stiamo qui e aspettiamo di essere contattati dal ministero, che ci dicano che stanno tornando a casa. Ma le ultime notizie che abbiamo avuto ci dicono che stanno bene, ma che sono ancora in Sudan».
Non resta che aspettare. Dai marciapiedi si vedono le luci accese nelle case dei familiari. È la vigilia di una notte insonne piena di notizie, indiscrezioni e conferme. La prima voce arriva da New York, dove il ministro degli Esteri egiziano pronuncia la parola: «Liberi». La ripetono anche a Torino. Però qui aspettano di sentirlo dalla voce dei loro parenti.