Torino apre con «Flags» di Eastwood

Pedro Armocida

da Roma

Duecentoquaranta film e cento registi presenti. Ecco in estrema sintesi i numeri della ventiquattresima edizione del glorioso Torino FilmFestival che si svolgerà nel capoluogo piemontese dal 10 al 18 novembre. Ma questi dati essenziali parlano, e raccontano di una manifestazione «generosa verso il pubblico», come dice Roberto Turigliatto direttore insieme a Giulia D’Agnolo Vallan, «ricca, vivace e che esplora a tutto campo nel giovane cinema mondiale. Naturalmente non nel senso anagrafico ma nella ricerca di nuove forme espressive».
Ecco spiegata la presenza di cineasti non certo di primo pelo come Luciano Emmer con Le flame del paradis, Walter Hill con il western Broken Trail oppure Clint Eastwood che, con l’acclamato (più dalla critica che dal pubblico) Flags of Our Fathers, aprirà il festival. Dodici i titoli in concorso tra cui Flòr da baixa del pesarese Mauro Santini al suo primo lungometraggio. Fuori concorso l’attesa biografia pop rock Marie Antoinette di Sofia Coppola e Il labirinto del fauno di Guillermo Del Toro.
Prosegue poi la seconda stagione dei Masters of Horror con i film di John Carpenter (Pro-life), John Landis (Family), Joe Dante (The Screwfly Solution) e Dario Argento (Pelts). Le retrospettive complete quest’anno sono tre e vengono come sempre accompagnate da altrettante monografie: Claude Chabrol che festeggia cinquant’anni di cinema, lo spagnolo Joaquín Jordá recentemente scomparso e Robert Aldrich la cui personale sarà accompagnata dalla figlia Adell, da Ernest Borgnine e dal premio Oscar Keith Carradine. Due gli omaggi: a Piero Bargellini una delle figure di spicco del cinema underground italiano, e al pioniere della sex-exploitation newyorkese degli anni Settanta Joe Sarno che con i suoi film erotici è stato soprannominato «il Bergman della 42ª strada».
Infine le sorprese del Festival affidate a due registi eterogenei: Luca Guadagnino (Melissa P.) che per la serata d’apertura realizzerà un curioso trailer con sequenze tratte dai film presentati, mentre «la performance» di Nanni Moretti rimane, naturalmente, ancora un segreto.