Torino brucia milioni veri nel cinema virtuale

Nel 2006 spesi 5 milioni per evitare il fallimento della società di servizi tecnologici dedicati al grande schermo

da Milano

Divora da anni soldi pubblici la grande fabbrica del cinema hi-tech di Torino, sorta nel 1999 con il progetto del Virtual Reality & Multimedia Park. Soltanto nel 2006, 5 milioni di euro spesi da Comune, Provincia e Regione, tutti amministrati dal centrosinistra, per evitare il fallimento dei Lumiq studios di corso Lombardia. Il bilancio: niente risultati e conti ancora una volta in rosso profondo. Per Guido Crosetto, deputato di Forza Italia e coordinatore piemontese degli azzurri, non ci sono dubbi: «È un caso di spreco clamoroso di denaro pubblico, con il Comune di Torino a fare la parte del leone nella volontà di tenere in piedi una struttura fallimentare».
L’anno scorso, infatti, i tre enti pubblici hanno messo ancora una volta mano al portafoglio per la ricapitalizzazione della Lumiq, la società cui nel 2002 erano stati dati in gestione immobili e tecnologie della Virtual and Multimedia Park, quest’ultima a capitale pubblico. Cosa fa la Lumiq? Il suo compito è «ideare, sviluppare e commercializzare prodotti e servizi ad alto contenuto tecnologico destinati alla televisione, la pubblicità, la multimedialità e il cinema». Così nel 2006 arrivano 3 milioni dal Comune, 1 milione da Finpiemonte (la finanziaria della Regione), 550mila euro dalla Provincia. Ma non è servito a nulla: quest’anno la Lumiq è di nuovo sull’orlo del baratro. Gli amministratori torinesi però ci credono ancora, così la giunta Chiamparino, attraverso Multimedia, decide di acquisire l’87 per cento di Lumiq, di fatto salvandola ancora una volta dal fallimento. Alla cordata dà disponibilità anche Finmeccanica con un contributo di quasi un milione e mezzo di euro a fondo perduto. «Questa volta non c’è stato esborso - afferma il vice sindaco Tom Dealessandri - con l’acquisizione della Lumiq siamo rientrati in possesso di immobili e tecnologie che ci appartenevano e che erano state date in gestione». Ma a differenza del passato qualcuno adesso si è svegliato e non crede più al progetto stesso di Virtual and Multimedia Park. In primis la Provincia. «Non siamo più disposti a mettere soldi a fondo perduto in questo scatolone» ammette il ds Matteo Palena, che guida la commissione Partecipazioni di Palazzo Cisterna. Il centrodestra da tempo chiede chiarezza e ieri in una conferenza stampa congiunta ha proposto una commissione d’inchiesta. «Quella del Virtual and Multimedia Park è una vicenda paradigmatica – spiega il consigliere provinciale di An Roberto Tentoni – di una gestione del potere sul territorio che continua a produrre disastri». Stessa accusa da parte del capogruppo della Lega Nord Arturo Calligaro: «È inammissibile che si continui a sostenere un’impresa dopo dieci anni che non produce utili».
E infatti il progetto del parco tecnologico torinese vede la luce nel 1999. Il sogno è ambizioso: creare a Torino un polo cinematografico all’avanguardia in Europa, realizzare «contenuti tecnologici, culturali ed economici della multimedialità con particolare riferimento all’utilizzo di applicazioni di realtà virtuale». Non si bada alle spese: 10 miliardi di vecchie lire dall’Unione Europea, 14 di investimento pubblico. Virtual Reality and Multimedia Park è una società per azioni a capitale pubblico: soci ne sono Comume, Provincia, Finpiemonte, Università e Politecnico. Nel 2002 parte degli immobili e delle tecnologie vengono date in gestione alla Lumiq. Ma cominciano i guai finanziari: nel 2004 ci sono 3 milioni di euro solo di affitti non pagati alla Virtual and Multimedia Park. Si discute di come correre ai ripari: fare fallire la Lumiq o reinvestire, sempre con soldi pubblici? Naturalmente, fu scelta la seconda strada. Per aiutarla, Virtual acquisisce così il 49 per cento di Lumiq e in più entra un privato: W&Media. Ma va male anche questa volta con la Lumiq in stato prefallimentare e il Comune di Torino che decide, per l’ennesima volta, di intervenire.