Torino e Napoli Un derby sulla «cupola»

Roberto Bonizzi

Oltre al marcio del pallone, anche un conflitto di competenze tra procure. Con il rischio di finire in Cassazione. Domani il gip Elisabetta Chinaglia, del tribunale di Torino, depositerà davanti al procuratore aggiunto Raffaele Guariniello la richiesta di riaprire il fascicolo sulle designazioni arbitrali e sui rapporti di familiarità tra Luciano Moggi, dg della Juventus, e Pierluigi Pairetto, designatore degli arbitri. Un’inchiesta già archiviata nel settembre dello scorso anno con un non luogo a procedere perché non si erano trovati gli estremi di reato. E gli atti erano stati inviati alla Federcalcio, a Roma.
In quel frangente erano finiti sul registro degli indagati proprio Moggi e Pairetto, mentre sul conto dell’ad della Juventus Antonio Giraudo erano stati effettuati solo accertamenti. Si tratta delle prime intercettazioni telefoniche pubblicate. Quelle sugli arbitri delle amichevoli della Juventus, per la partita con gli svedesi del Djurgarden e per la successiva di Amsterdam. Quelle su molti personaggi del mondo del calcio (come Marcello Lippi), le chiamate sulla Maserati e gli scambi di commenti sull’arbitraggio di Sampdoria-Juventus tra Moggi, Pairetto e Dondarini.
I magistrati avevano «ascoltato» tre mesi di chiamate, tra luglio e settembre dell’estate 2004. Il procuratore capo Marcello Maddalena scrisse che aveva scoperto «uno scenario inquietante», ma anche che «gli elementi di prova non consentono di ritenere che vi siano state frodi sportive». E il gip aveva anche negato la proroga delle intercettazioni. Ora gli elementi raccolti dalla procura di Napoli sul «sistema Moggi» mostrano in un’altra chiave gli indizi raccolti a Torino. Che ora rivendica un diritto di primogenitura sull’inchiesta. Forse toccherà alla Cassazione sbrogliare la matassa.