Il Torino finalmente riscopre come si segna

da Torino

Trentasei gol in trentotto partite l'anno scorso. Tre in una quest'anno: qualcosa è cambiato in casa Toro. Che ieri ha travolto il Lecce e si è scoperto, se non una grande squadra, almeno un gruppo in grado di divertirsi e far divertire. Ha cominciato Rosina su rigore, ha proseguito Paolo Zanetti deviando quasi involontariamente in rete un tiro di Amoruso a botta sicura, ha concluso il nuovo figliol prodigo Rolando Bianchi. Uno che lo scorso inverno, quando ancora vestiva la maglia del Manchester City, aveva preferito le promesse della Lazio a quelle del Torino salvo poi rendersi conto, a distanza di mesi, che Lotito aveva bluffato e Cairo no. Così, «Rolandinho» si è piazzato sulla schiena il numero 90 e ha sentito i brividi correre lungo la schiena quando la Maratona ha urlato il suo nome, questa volta non per insultarlo ma per eleggerlo nuovo beniamino. «Sono al sessanta per cento», ha detto lui alla fine facendo andare in sollucchero il presidente. Il quale, nell'estate che sta andando in soffitta, ha fatto tesoro degli errori passati: basta con giocatori bolliti o quasi, investimenti mirati e avanti con le forze nuove. E allora: vendere Grella al Blackburn per 5 milioni gli ha permesso di arrivare a Bianchi (costato 8) con una certa facilità, ma non vanno dimenticati i soldi spesi per Amoruso (3,5) e Pratali (3). «Tra acquisti, riscatti di prestiti e comproprietà risolte a nostro favore, ho tirato fuori 20 milioni», puntualizza il numero uno granata. Che però ieri sera toccava il cielo con un dito, ufficializzando anche l'arrivo del centrocampista svizzero Blerim Dzemaili: 22 anni, arriva in prestito dal Bolton con diritto di riscatto già fissato a 2 milioni. Un anno e mezzo fa, quando era a parametro zero, lo volevano anche Juve e Milan: lui scelse l’Inghilterra, dove però non ha quasi mai giocato a causa di un grave infortunio a un ginocchio. Trattasi di scommessa che vale la pena fare, per inseguire un ulteriore salto di qualità.
Dal canto suo De Biasi, passato attraverso le forche caudine di due esoneri salvo poi essere richiamato per raggiungere la salvezza, pare avere costruito una bella e solida utilitaria: Amoruso e Corini hanno dimenticato la carta d'identità, Rosina è il solito genietto che finalmente può dialogare con gente che parla il suo stesso linguaggio, Pratali il prototipo del difensore italiano che bada al sodo e lascia ad altri i ghirigori. Erano quindici anni che il Toro non vinceva la partita di esordio in serie A: l'ultima volta risaliva al 1993-94, 3-0 al Piacenza con gol di Benito Carbone, Silenzi e Poggi. «Lo sapevamo - ha rivelato De Biasi -. Per questo, negli spogliatoi, ci siamo abbracciati tutti». Mancavano però i prossimi partenti Di Michele e Abbruscato: va bene investire, ma Cairo vuole anche incassare.