A Torino fusione incagliata in Consiglio comunale

Diciotto ore di Consiglio comunale a Genova, 900 emendamenti in Consiglio a Torino: la fusione Iride-Enìa assomiglia sempre più a un’operetta. Lunedì dovevano tenersi i Consigli comunali di Genova e Torino, i due Comuni che tramite la finanziaria Fsu controllano Iride e che controlleranno il 36% della società che nascerà dalla fusione con Enìa. Ieri, cioè immediatamente il giorno dopo, doveva tenersi l’assemblea degli azionisti di Iride per dare il via alla fusione. Qualsiasi amministrazione si sarebbe resa conto che era un gioco a rischio: le trappole dei Consigli sono infinite. E infatti a Genova il sindaco Marta Vincenzi ha dovuto battagliare tutta la notte per arrivare all’approvazione, dopo aver votato i 350 emendamenti proposti dalle opposizioni. E le è andata bene: a Torino l’opposizione di emendamenti ne ha presentati 900. Così si è deciso di raggrupparli e di andare al voto: ma l’approvazione non era possibile prima dell’assemblea, che così è stata aperta ieri per la parte ordinaria e straordinaria, ma conclusa solo per la prima, mentre per la seconda si andrà a domani.
Situazione seccante, che costava poco evitare. Ma i due sindaci di sinistra di Torino e Genova, dopo un periodo di relativo buon accordo sono in rotta di collisione. Così hanno tirato la corda, facendo solo il gioco della destra che non si è fatta scappare l’occasione di fare uno sgambetto, inutile perché comunque la fusione passerà, ma imbarazzante. E non è finita qui: Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, l’ha giurata alla Vincenzi perché l’ha costretto a sorpresa a mettere nello statuto che il controllo della società deve essere pubblico. E sta seriamente pensando di allearsi con Enìa per mettere in minoranza Genova.