A Torino il giovane Coppola contro il Polifemo del fu Pci

Il candidato di Pdl e Lega, classe 1973, vuol portare allo spareggio i poteri forti dietro Fassino

I detrattori lo chiamano «Beautiful», ché i bellocci, si sa, sono quasi sempre anche stupidi. Sua moglie Emanuela gli dà del «precisissimo quasi maniacale», giura che è un complimento. Lui, Michele Coppola, classe 1973 e sulle spalle la sfida con Pdl e Lega alla corazzata del Pd fu Pci e già Ds, oltre che pignolo e bello è pure giovane, ma non se ne vanta. C’è chi dice che avrebbe dovuto farlo invece, in questa campagna elettorale in cui l’avversario si chiama Piero Fassino e ha 62 anni, e giocarsi la carta del rinnovamento generazionale. Invece niente. «Michele ha troppo rispetto di chi ha i capelli bianchi, è convinto che dall’esperienza si debba innanzi tutto imparare», ha spiegato il suo amico e supporter Gianmarco Sala, figlio di Claudio, «poeta del gol» del Torino da scudetto nel 1976. E poco importa che Michele sia juventino, perché qui ciò che conta è la corsa.
C’è un immagine che il Pdl ha evocato in queste settimane di confronto serrato ma sempre polite, in perfetta cortesia piemontese: «Fassino evoca la Gran Torino, una macchina degli anni Settanta costruita a Detroit. Noi invece vogliamo nuovi modelli Fiat, costruiti a Torino». Del resto, se è per la corsa Coppola è uno che non si tira indietro. È metodico pure in quella, visto che cascasse il mondo lui tutte le domeniche mattina va a farsi una corsetta al parco del Valentino o alla Pellerina. La metafora è fin troppo facile. Roberto Calderoli il ministro leghista l’ha riassunta così: «All’inizio era Davide contro Golia, adesso è Ulisse contro Polifemo». In verità, la guerra di Piero ha buone armi: lui, Fassino, un metro e novantadue centimetri per sessantasei chili, magari le fattezze del Ciclope non le ha, in un disperato tentativo di rendersi simpatico ha pure inserito fra i gadget elettorali i «Grissini Fassino». E però ha giganteschi sostegni dai cosiddetti poteri forti, che dalla famiglia Agnelli alla Curia passando per banchieri e salotti hanno scelto la continuità con Sergio Chiamparino, il sindaco uscente con un gradimento a quota 70 per cento che è il vero avversario da combattere.
Coppola la sua corsa l’ha fatta in salita e in velocità, e adesso vede il traguardo del ballottaggio. «Siamo sicuri di avere due settimane in più, se sarà così ti chiediamo di venire a Torino» ha detto a Berlusconi in collegamento telefonico con la sede del Pdl. «Ci puoi contare» ha risposto il premier, conscio che un ribaltone sotto la Mole avrebbe una portata proporzionale alla difficoltà di attuarlo. Dicono che il miracolo di intimorire Fassino, che in molti e a più riprese, soprattutto fra i suoi, hanno definito preoccupato di ritrovarsi costretto al secondo turno da «Michelino», lo abbia fatto l’umiltà. Di non aver dato del vecchio arnese a Pierone. E di aver parlato solo della città, con l’annunciata chiarezza sul sì alla Tav, la proposta di un club di supermanager, da Galateri Genola a Montezemolo, per disegnare lo sviluppo di Torino, e il 10x10, tante domande dai quartieri e altrettante risposte. Senza però promettere a caso, e possibilmente ascoltando, dice ancora Sala: «Michele cerca le persone più qualificate nell’ambito che deve affrontare. Ascolta tutti, poi decide lui. Ma senza offrire chimere».
Fra i libri sul comodino Coppola tiene Un viaggio di Tony Blair. Scrive l’ex premier britannico nell’introduzione: «È vero che talvolta la mia testa pensa in modo conservatore, specialmente riguardo l’economia e la sicurezza, ma il cuore batte sempre per il progressismo, e l’anima è e sarà sempre quella del ribelle».