Torino ha scommesso sui treni senza conducente

Francesco Cramer

da Milano

«Una collisione? Praticamente impossibile». Dal Gtt, gruppo torinese trasporti, escludono categoricamente che sulla loro linea metropolitana si possa verificare quanto accaduto a Roma. A Torino, infatti, si viaggia sul Val (Veicolo automatizzato leggero), ossia su treni senza conducente. I convogli circolano da soli e, in questo modo, si è eliminata la possibilità di un errore umano. Entrato in servizio negli anni ’80, il sistema è stato inaugurato a Lille in Francia, per poi diventare operativo un po’ ovunque: nell’aeroporto parigino di Orly, a Chicago, a Tolosa, a Taipei e a Rennes. Progettato e sviluppato dalla Siemens, adesso funziona anche a Torino. Il taglio del nastro è avvenuto in febbraio in occasione delle Olimpiadi, alla presenza dell’allora ministro per le Infrastrutture, Pietro Lunardi, con tanto di benedizione del cardinale Severino Poletto. Oggi il metrò collega Porta Susa (stazione di Fermi) a Collegno (XVIII Dicembre): 7,5 chilometri che si percorrono in 11 minuti. La breve tratta mancante, che porterà fino a Porta Nuova verrà aperta l’anno prossimo mentre sono già partiti i lavori per collegare anche il Lingotto.
Al quartier generale del Gtt giurano: «Da noi, disastri come quello della Capitale non potrebbero succedere. Qui non ci sono semafori, non ci sono macchinisti che possono sbagliare, proprio perché nessuno guida i convogli». Il sistema è completamente elettronico e automatizzato. «La tratta - spiegano - è divisa in cantoni. In nessun cantone, ma neppure nel precedente e nel successivo, ci possono essere più treni. Qualora per qualche motivo, un convoglio dovesse rimanere fermo, quello che segue si ferma. O, per evitare soste sotto le gallerie, raggiunge a passo d’uomo la stazione successiva». Ed ecco che gli scontri sono esorcizzati. Certo, il tutto è costantemente monitorato. «A Collegno c’è una sala di controllo. Da lì partono i messaggi ai vagoni. Alla postazione di controllo ci sono sempre tre uomini e un supervisore». Ma anche le macchine possono andare in tilt. «Per ora non è accaduto mai nulla», toccano ferro alla Gtt.
Il «gioiellino» del Piemonte ha un costo complessivo di 350 milioni di euro. Il governo Berlusconi ha finanziato il 60 per cento dell’opera e l’allora ministro Lunardi auspicò: «Spero che questo modello venga seguito anche altrove perché ha stazioni aperte, vivibili e soprattutto più sicure». Chissà come la pensa l’attuale ministro Antonio Di Pietro.