Torino, i sostenitori del supertreno: «In piazza contro le intimidazioni»

Stefano Filippi

nostro inviato a Torino

Non sono 30mila come i marciatori di Venaus, non sono nemmeno mille come i teppisti anarchici, sono poco più di un centinaio, ma ci sono anche loro, i pro-Tav, i favorevoli ai treni del futuro. Quelli che «velocità e libertà», quelli che «più Tav meno Tir». Si sono radunati ieri pomeriggio davanti al duomo di Torino per marciare. «Abbiamo organizzato tutto in quattro giorni - dice Nicola Ferrari, 33 anni, uno dei due giovani promotori -. Non mi ero mai interessato di alta velocità finché i francesi hanno detto sì. Mi sono incuriosito, ho studiato le loro ragioni e ora voglio combattere contro la demagogia di chi ostacola la modernità».
Si firmano Movimento liberi cittadini, niente politica, niente partiti. E nessuna faccia nota, soltanto gente comune, signore con la pelliccia e operai, impiegati incravattati e ragazze con i jeans a vita bassa, tutti messi assieme dal passaparola, un tam tam silenzioso. Pacchi di volantini, qualche cartello («Sveglia bugia nen») e uno striscione: «No politica no violenze sì Tav». Il corteo scortato da poliziotti muniti di scudi percorre il centro di Torino. Unico momento di tensione quando i dimostranti sfiorano un banchetto no Tav organizzato dal Prc a pochi metri dal municipio. «Buffoni buffoni» urlano i bertinottiani mentre dalla sfilata si levano applausi ironici. Un tempo li avrebbero chiamati la «maggioranza silenziosa». Non sanno se sono maggioranza, in ogni caso non vogliono più starsene in silenzio. Sono esasperati anche loro. «Altro che dalla polizia, siamo militarizzati dai no Tav», dice uno dei manifestanti. Viene proprio da Venaus, l'ombelico della protesta; chiede di pubblicare soltanto le iniziali, R.C.: «Con l'aria che tira dalle nostre parti... Chi non la pensa come loro è costretto a vivere in un clima di intimidazione, quasi di apartheid. Gente che ti conosce da trent'anni ti toglie il saluto. Ci sono famiglie al cui interno non ci si parla più. In tutti i paesi chi non ha partecipato ai presidi no Tav è stato individuato e quasi marchiato. Chi come me ha portato generi di conforto ai poliziotti è visto come un nemico. Rischiamo anche aggressioni: una decina di giorni fa, appena sceso dal treno che prendo tutti i giorni come pendolare, sono stato preso a pugni in faccia da un tizio che la Polfer è riuscita a identificare e che ho denunciato. I rappresentanti delle istituzioni hanno creato un clima insurrezionale: ho visto una vigilessa in divisa prendere a calci un carabiniere. I sindaci che manifestano con la fascia tricolore dovrebbero dimettersi, se fossero coerenti. Parlano di problemi per la salute pubblica, quando nelle nostre valli le vere piaghe sono l'alcolismo e la droga».
Anche il parlamento si muove a difesa della polizia impegnata in Val Susa. Martedì Filippo Ascierto, deputato di An, presenterà un'interrogazione chiedendo di mandare un'ispezione amministrativa alla Corte dei conti di Torino, dove un magistrato ha aperto un fascicolo accusando le forze dell'ordine di avere danneggiato l'immagine dell'Italia. «Chiederò l'ispezione per verificare l'operato di questo giudice - spiega Ascierto -, per capire se nella sua azione non siano ravvisabili minacce o intimidazioni alle forze di polizia. È questo magistrato ad avere creato un danno d'immagine alla nazione oltre che alla stessa Corte dei conti. La stragrande maggioranza dei cittadini, compresi gli abitanti della Valle di Susa, sono dalla parte dei tutori dell'ordine. Ma io voglio esprimere questa solidarietà in modo chiaro e aperto».