A Torino marocchini contro italiani E nella rissa spunta una scimitarra

da Torino

Prima il litigio, poi l’aggressione a colpi di scimitarra, infine la caccia all’uomo in strada con cinquanta italiani sulle tracce di tre marocchini. È accaduto sabato sera a Torino, in via Cecchi, zona Borgo Dora. Un elettricista torinese di 20 anni, Enzo Cicero, rischia ora di perdere l’uso della mano sinistra. Non più tardi di due settimane fa un episodio analogo si verificò in pieno centro a Milano, in piazza Duomo, quando quattro cittadini iraniani e un poliziotto rimasero feriti in seguito a una rissa avvenuta, anche lì, a colpi di scimitarra.
A scatenare lo scenario da guerriglia urbana a Torino sarebbe stata una vendetta maturata nell’ambito dello spaccio di sostanze stupefacenti. Protagonisti l’italiano Enzo Cicero, 20 anni, e il marocchino Idris Maknanj, di 21. Attorno all’ora di cena il primo si trovava all’interno di un bar di via Cecchi, a poche decine di metri dalla stazione Dora, a ridosso di Porta Palazzo. A un certo punto anche il marocchino sarebbe entrato in quel locale, si sarebbe avvicinato a Enzo e lo avrebbe invitato a seguirlo in strada. Secondo alcuni testimoni, i due si sarebbero diretti verso un vicolo, dal quale sarebbero però spuntati altri due nordafricani. A quel punto tra l’italiano e i tre marocchini sarebbe scoppiato un violento litigio, uno dei tre nordafricani avrebbe estratto una scimitarra e colpito l’italiano. Enzo viene ferito all’avambraccio sinistro, torna allora sui propri passi e chiede aiuto. I tre marocchini fuggono via, Enzo ha già avvertito gli amici. Nel giro di pochi minuti, in soccorso dell’elettricista ferito giungono sul posto almeno cinquanta persone. Parte la caccia all’uomo, più tardi viene individuato e fermato il solo Tarek. Il ventunenne marocchino finisce nelle grinfie degli italiani, a salvarlo è l’intervento dei carabinieri. Il marocchino, privo di permesso di soggiorno, viene arrestato.
Enzo Cicero viene trasportato d’urgenza all’ospedale Cto, dove i medici tentano di riattaccargli l’arto. È probabile che all’origine dell’aggressione vi sia un regolamento di conti: negli ultimi mesi il giovane elettricista era stato fermato più volte dalle forze dell’ordine mentre era in compagnia di extracomunitari noti a polizia e carabinieri per l’appartenenza all’ambiente dello spaccio di droga.