Torino piange di rabbia Fischiati i sindacalisti Spunta tesoretto Inail 

Corteo di 20mila persone per ricordare i morti nell'acciaieria. Gli operai della ThyssenKrupp in testa: pianti e disperazione in ricordo dei compagni arsi vivi. Il padre di una delle vittime: "La pagherete cara". Domani in cdm lo sblocco di 12 miliardi per investire in sicurezza

Torino - Piangono gli operai della Thyssen Krupp in testa al corteo appena partito a Torino per ricordare i morti nel rogo dell’acciaieria e chiedere che si smetta di morire sul lavoro. Due ali di folla, 20mila persone in tutto, applaudono, e i negozi del centro hanno abbassato in segno di lutto le serrande. Il corteo, partito da piazza Arbarello per raggiungere piazza Castello, è aperto dallo striscione delle Rsu Fim-Fiom-Uilm della ThyssenKrupp. Dagli operai si leva il grido "Assassini".

Il padre di una delle vittime: "La pagherete cara" "La pagherete, la pagherete cara". Urla così il papà di Bruno Santini, una delle vittime del rogo che apre il corteo di questa mattina a Torino. "Chi mi ridarà mio figlio?", grida l’uomo da dietro allo striscione degli operai dell’acciaieria torinese listato a lutto. "E dov’erano gli estintori, dov’erano?", si chiede disperato. La rabbia e il dolore sono grandi tra gli operai che manifestano: "Se non la fanno loro, ci faremo giustizia da soli", promette un lavoratore che riferisce di pressioni dell’azienda per ritornare subito al lavoro.

La rabbia "L’azienda ci ha chiesto di ricominciare subito", rivela Massimo Zara della Fim. Ma quello che prevale su tutto è il dolore per aver perso persone che non erano soltanto dei colleghi. "Lavoravamo insieme, ma eravamo molto di più che colleghi - sostiene Vincenzo Di Pasquale della Uilm - eravamo degli amici. Siamo distrutti".

Fischi ai sindacati Dalla folla riunita in piazza Castello si sono levati fischi e contestazioni durante gli interventi dei rappresentanti sindacali che hanno parlato davanti alla prefettura di Torino dove si è conclusa la manifestazione per le morti alla ThyssenKrupp. A nome di Fim-Fiom-Uilm nazionali ha parlato Gianni Rinaldini, numero uno della Fiom: "Non sono morti bianche, siamo di fronte a un omicidio compiuto nei confronti dei lavoratori, una strage. È un’azienda che ha voluto spremere fino all’ultimo i lavoratori per ricavare profitti. È normale che ci sia tanta rabbia, bisogna muoversi per colpire i responsabili". Rinaldini ha ricordato che venerdì tutti i metalmeccanici italiani si fermeranno per quattro ore. "È una rabbia giustificata - ha detto Rinaldini a proposito dei fischi - che esprime uno stato d’animo che va compreso. Sono lavoratori che hanno visto morire i loro colleghi nel fuoco. C’è una richiesta urlata di giustizia in un paese dove di giustizia per i morti di lavoro se n’ è fatta ben poca". 

Tesoretto Inail Potrebbe essere presto sbloccato e impiegato, anche in parte, a favore della sicurezza sul lavoro il tesoro dell’Inail, che ammonta a ben 12 miliardi che giacciono in un fondo della Tesoreria dello Stato. Risorse extra che fanno gola al governo impegnato proprio in queste ore a varare un nuovo pacchetto di norme per contrastare il fenomeno delle morti bianche e che domani dovrebbe avere un primo via libera del consiglio dei ministri. Allo studio ci sarebbe un rafforzamento dei ruoli ispettivi e di controllo e non solo, ma tali risorse potrebbero venire impiegate anche per un premio alle aziende più virtuose in materia di sicurezza sul lavoro (sottoforma di sconti sui premi). Da dove spunta il tesoretto? Ogni anno l’Inail registra 1,8 miliardi di avanzo. Il totale complessivo ammonta attualmente a 12,4 miliardi. Per legge questi soldi vanno destinati a scopo di utilità sociale, ma al momento fanno parte dei residui attivi registrati negli ultimi anni che giacciono congelati nella Tesoreria. I soldi sarebbero disponibili in termini di cassa ma restano di competenza dell’Inail, pertanto il governo non ne può disporre come vuole.