A Torino il «re» degli appartamenti in nero agli immigrati

Faceva pagare 600 euro per un posto letto nei suoi 1.200 alloggi sotto la Mole

da Torino

Da trecento a seicento euro per un posto letto in una catapecchia fatiscente. Offerte così sulle riviste di annunci per gli affitti non se ne trovano. Ma esiste un mercato immobiliare clandestino, fatto di passaparola e gestito da personaggi senza scrupoli, che offre posti letto a chi non ha un permesso di soggiorno. Non c'è una stima precisa di quanti siano gli alloggi che a Torino vengono affittati ai clandestini, ma da parte delle forze dell'ordine c'è un monitoraggio continuo e a occhio e croce sono tra le 5mila e 10mila unità.
Un mercato focalizzato nei quartieri di San Salvario, Barriera Milano e Porta Palazzo, che frutta soprattutto ai proprietari che riscuotono pigioni da capogiro senza pagare le tasse. Un giro di vite lo ha tentato il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello che un anno fa, nel giugno del 2007, dando delega ai vigili urbani e alle Asl di stanare tutte quelle situazioni di inagibilità di immobili e di evasione delle imposte comunali. Poco dopo sono partiti i primi sgomberi a cominciare da uno stabile di via Cecchi 70, Porta Palazzo, di proprietà di Giorgio Molino. Personaggio, quest'ultimo, noto alle forze dell'ordine, conosciuto con il soprannome di «ras delle soffitte» e proprietario sotto la Mole di circa 1200 alloggi, la maggior parte dei quali affittati a stranieri. Un mese dopo quei primi controlli, nel luglio del 2007, al termine di un'inchiesta che ha mosso i primi passi nel 2004, Giorgio Molino è stato arrestato mentre si trovava nel suo quartiere generale, in via Da Verezzano, nel quartiere Crocetta, zona di pregio e lontana anni luce dal degrado degli appartamenti affittati agli immigrati. Molino è accusato di favoreggiamento della prostituzione e dell'immigrazione clandestina, per aver affittato ad alcune prostitute extracomunitarie e clandestine alloggi in cui lavorare e vivere, ma anche di falso in atto pubblico e sostituzione di persone. Il processo è solo all'inizio. La prima udienza si è tenuta meno di due mesi ed è durata solo una manciata di secondi. Per l'accusa Molino guadagnava dagli affitti delle sue mille e 200 case almeno 600mila euro al mese. E a 600mila euro ammonterebbe anche il totale di Ici e Tarsu evasi negli ultimi tre anni.
Il finale di questa storia è ancora tutto da scrivere ma è un esempio lampante del fatto che se si vuole stanare chi affitta a clandestini si può. Ancora di più oggi che il mercato immobiliare illegale sta assumendo contorni nuovi. Ai clandestini non vengono solo più affittate soffitte e monolocali, ma anche locali che fino a qualche anno fa erano negozi e ristoranti. Esercizi che si trovano nei cosiddetti «quartieri caldi» e che hanno chiuso proprio per l'assedio di prostitute e spacciatori. Ora sono proprio loro che vivono in quei locali, anche a gruppi di quattro cinque. Le prostitute si sono attrezzate per accogliere i clienti con materassi e letti. I clandestini, invece, li usano come o dormitori. E i proprietari guadagnano in attesa che la zona venga nobilitata dall'arrivo della metropolitana, traguardo 2011, per sfrattare i disperati e riaffittare a prezzi più interessanti a commercianti.