Torino ricorda Gigi Meroni con una stele

da Torino

La Farfalla Granata è volata in cielo quarant'anni fa, il 15 ottobre 1967 a soli 24 anni: stamattina, in sua memoria, sarà inaugurato il monumento che ne ricorda le gesta. Luigi «Gigi» Meroni era a quei tempi il Toro ma non solo: era il giocatore per eccellenza, anticonformista in campo e fuori in un periodo in cui portare i capelli lunghi significava essere rivoluzionari. Lui la rivoluzione la faceva ovunque: con dribbling ubriacanti, gol da cineteca e la volontà di assaporare ogni sacrosanto momento della sua esistenza. Morì stupidamente, di fronte al civico 46 di corso Re Umberto: travolto da due auto (una guidata da Attilio Romero, divenuto decenni dopo presidente del Toro di Cimminelli, poi fallito), mentre attraversava la strada. Oggi, proprio lì, sarà scoperta una stele granata, un campo in miniatura, un pallone e una sua foto. Comasco di nascita, poi genoano e quindi granata con Nereo Rocco nel 1964: numero 7 sulle spalle, il «calciatore beat» si rivelò artista assoluto, sregolato e geniale. Ascoltava i Beatles e la musica jazz, dipingeva quadri, leggeva libri e scriveva poesie, viveva in una mansarda con Cristiana, la «bella tra le belle» dei Luna Park della quale si innamorò follemente tanto da presentarsi al matrimonio imposto dai genitori di lei (ovviamente con un altro) per cercare di fermare la cerimonia. Meroni era anche «Mister mezzo miliardo»: Agnelli cercò di portarlo alla Juve per una cifra allora impensabile, ma una rivolta dei tifosi del Toro glielo impedì. Molti di quei tifosi - ma non solo, c'è da scommetterci - saranno oggi in corso Re Umberto. Con i capelli bianchi e un groppo in gola.