Torino, scritte anarchiche contro Calabresi

&quot;Calabresi assassino, Pinelli assassinato. Nessuna pace con lo Stato&quot;. Sono le frasi comparse sui muri di tre sedi torinesi del Pd e sul palazzo de <em>La Stampa</em>. Solidarietà del mondo politico al direttore del quotidiano torinese Mario Calabresi, figlio del commissario ucciso nel 1972

Torino - Scritte inquietanti e offensive che riportano l'Italia indietro nel tempo, quando il Paese era dilaniato da violenti scontri ideologici che, spesso, sfociavano nel sangue. "Calabresi assassino, Pinelli assassinato. Nessuna pace con lo Stato": è la scritta, firmata dalla Federazione anarchica Fai, comparsa nella notte su muri e serrande di tre sedi torinesi del Pd e sul palazzo del quotidiano La Stampa, il quotidiano che da pochi giorni è diretto da Mario Calabresi, figlio del commissario di polizia assassinato nel 1972. 

Sedi del Pd imbrattate Un comunicato diffuso dagli anarchici spiega: "Le scritte sono comparse sulle mura del partito di Napolitano che riscrive la storia mettendo sullo stesso piano carnefici e vittime". Le sedi del Pd sono quelle di via Mazzini, via Cervino, via Beaulard, imbrattate dopo l’incontro tra le vedove del commissario Calabresi e dell’anarchico Pinelli, promosso dal presidente della Repubblica. Da destra a sinistra nel mondo politico è unanime la condanna delle scritte a piena la solidarietà al direttore de La Stampa.

Bonaiuti "Esprimo tutta la mia solidarietà al caro amico Mario Calabresi e alla sua famiglia. Non saranno certo queste ignobili minacce e questi spregevoli insulti a frenare l’impegno professionale suo e della redazione de "La Stampa" contro ogni forma di terrorismo". È il testo del telegramma che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, ha inviato a Mario Calabresi. 

La Russa Per il ministro della Difesa Ignazio La Russa le scritte anarchiche comparse a Torino sono "il pericolo dal quale vogliamo fuggire, e cioè che ci sia chi ancora vuole far tornare indietro le lancette della storia". "Questi - ha aggiunto - sono quelli che non vogliono che si metta fine all’odio, all’interminabile dopoguerra. Ce n’è anche sul 25 Aprile di tutti i colori, che continuano a sostenere che deve essere per forza una data di parte. Credo invece che, precisando che fare di queste occasioni la pacificazione non vuol dire perdere la memoria delle differenze, sia quello che il Presidente della Repubblica voglia superare". Per La Russa l’onore e il merito reso a Calabresi è "enorme e condiviso da tutti. L’azione del Presidente della Repubblica di accomunare la famiglia Pinelli, comunque innocente rispetto all’accusa che gli era stata mossa, va nella direzione della pacificazione che io ho apprezzato".

Ronchi "Ho letto con sgomento la notizia delle scritte. Trovo particolarmente vigliacco coinvolgere Mario Calabresi che, come tutti sappiamo, ha portato sulle proprie spalle con grande dignità il peso e il dolore dell’assassinio del padre". È quanto dichiara il ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi. "Così come è grave - insiste - l’attacco rivolto al presidente Napolitano che pochi giorni fa ha invitato al Quirinale le vedove Pinelli e Calabresi: un’iniziativa emozionante, dal grande valore civile e dal significato profondo, di cui gli va reso pienamente merito. La speranza - conclude Ronchi - è che non sia più concesso spazio a chi vuole continuare ad alimentare la stagione dell’odio e si oppone al tentativo collettivo e concreto di chiudere con equilibrio una pagina della storia recente". 

Buttiglione "Massima solidarietà a Mario Calabresi e alla sua famiglia". La esprime Rocco Buttiglione, presidente dell’Udc. "Proprio dopo la simbolica cerimonia di riconciliazione nazionale patrocinata sabato dal presidente Napolitano con la presenza fianco a fianco delle vedove Calabresi e Pinelli - sottolinea - i minacciosi graffiti anarchici di Torino sono la conferma che nel Paese c’è ancora qualcuno che vive di odio e che ha paura che questo nutrimento gli venga a mancare".

Damiano "Quelle scritte sono un atto indegno che deve essere condannato con forza. Rileggere la storia con gli occhi della vendetta e della conflittualità perenne è cosa grave e sbagliata". Lo dice Cesare Damiano, esponente del Pd. "Le scelte del presidente Napolitano, a cui va la nostra solidarietà, vanno nella giusta direzione e vanno sostenute con decisione. La ricerca della verità, soprattutto quando si tratta di una storia recente e dolorosa, quale quella dei cosiddetti ’anni di piombò, è doverosa e di sicuro non la si fa con verità precostituite. Spero quindi che le forze dell’ordine facciano al più presto luce su una vicenda grave ed estremamente preoccupante". 

Fassino "Frasi deliranti e vergognose di chi vorrebbe precipitare il Paese nell’orrore di un terrorismo che l’Italia rifiutò e rifiuta - è il commento di Piero Fassino (Pd) -. Per questo va riconfermata ancora una volta solidarietà alla famiglia Calabresi, alla famiglia Pinelli e alle famiglie di tutte le vittime di quegli anni terribili e pieno sostegno al presidente Napolitano che con scelta lungimirante e coraggiosa opera per restituire onore dignità a ogni vittima e per unire il Paese intorno alle loro famiglie".

Chiamparino "Tale gesto - ha dichiarato il sindaco di Torino Sergio Chiamparino - è tanto più preoccupante e da condannare, in quanto avviene dopo il giorno che ha visto al Quirinale, con l’incontro tra la signora Calabresi e la signora Pinelli insieme alle altre famiglie delle vittime, un momento decisivo per far avanzare una nuova stagione di riconciliazione che metta davvero la parola fine ad un’epoca buia della nostra recente storia nazionale".