Torino, la sinistra in tilt non sa a chi dare rifugio: ai profughi o a Baricco?

L'amministrazione Chiamparino aveva promesso a Baricco e alla sua scuola di trasferirsi alla Caserma Cavalli. Ma ora qualcosa è cambiato...

Torino - Meglio i profughi o il guru della cultura radical chic Alessandro Baricco? Per la sinistra è un dilemma vero e proprio, altro che l'"essere o non essere" shakespeariano: Baricco o non Baricco è il dubbio dell'estate all'ombra della Mole. Pur di non perdere un laboratorio culturale del calibro della scuola Holden di Baricco, l'allora sindaco di Torino, Sergio Chiamparino aveva proposto alla "fabbrica di scrittori" di trasferirsi nella Caserma Cavalli, per anni di proprietà del demanio militare e ora passata al Comune. L'operazione, come si legge sul sito della Repubblica, sarebbe servita per "trasferire i corsi e ampliare l'attività dell'istituto: un piccolo campus con laboratori teatrali e cinematografici". E avrebbe inoltre evitato il rischio di un trasferimento a Milano. Ma la promessa di Chiamparino adesso rischia di non essere mantenuta.

Perché a mettere i bastoni tra le ruote ci si è messo Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, l'Arsenale della pace, una sorta di monastero metropolitano aperto 24 ore su 24, punto di incontro tra culture e religioni diverse. Cosa è successo? Semplicemente, il progetto Chiamparino-Baricco non è andato giù a Olivero, che vorrebbe invece utilizzare il complesso di piazza Borgo Dora, accanto all'Arsenale della Pace, per ampliare gli spazi dello stesso. A giustificare le sue ragioni, Olivero pone sul tavolo un problema di spazi, legato a una cinquantina di profughi. Insomma, senza questi nuovi locali, il Sermig non potrebbe ospitare altre persone. Insomma, a Torino è scoppiata la guerra della pace (in nome dei politicamente corretto, ovviamente).