Torna Banfi - Canà: "Un bel film anche se il calcio è peggiorato"

In 600 sale "L’allenatore nel pallone 2". Nel cast Totti, Del Piero, la D’Amico, escluso Moggi

Roma - Nel 1984 all'epoca del fortunato L'allenatore nel pallone, Buffon aveva sei anni, Totti otto e Del Piero dieci. Da venerdì in 600 sale li vedremo quasi protagonisti, con tanto di divertente scena onirica in tribunale in cui interpretano giudice, pubblico ministero e avvocato (con Totti: «Ma quale difensore, so’attaccante») nel seguito, già in odore di cult, L'allenatore nel pallone 2 (guarda il trailer del film) diretto sempre da Sergio Martino. Alla sbarra c'è Lino Banfi nell'epocale ruolo dell'allenatore della Longobarda Oronzo Canà, il vate della b-zona e del modulo 5-5-5 (ricordate la battuta di un giocatore: «Ma mister, che si gioca in quindici?») sposato, naturalmente, con Mara (una divertente Giuliana Calandra).

Mara Canà è uno dei tantissimi calembour partoriti da ben 6 sceneggiatori, tra cui gli stessi gli stessi Banfi e Martino. Tantissimi i personaggi per uno stuolo di comparsate impressionante: si va dalla sexy giornalista della finzione (la Gioia Desideri interpretata da Anna Falchi) a quella vera Ilaria D'Amico con altrettanto conturbanti scollature. Ancora giornalisti sportivi e non: Giampiero Mughini, Sandro Piccinini, Amedeo Goria a intervistare il presidente della Lazio, Claudio Lotito, in una gustosa versione autoironica con le sue amate citazioni latine. E poi in ordine sparso e a vario titolo: Little Tony, Graziani, Pruzzo, Ancelotti, Antognoni, Mazzone, Spalletti. Moggi, escluso perché pretendeva di apparire di più(apparirà solo la sua imitazione in voce).

In una teoria di cameo che quasi mettono in secondo piano attori come Biagio Izzo nel ruolo del genero fedifrago di Canà, Andrea Roncato in quello del manager Bergonzoni, Maurizio Casagrande. Sì perché L'allenatore nel pallone 2, tra frizzi e lazzi, non perde di vista anche gli scandali che attorniano il calcio: ecco quindi le intercettazioni, il calcio scommesse, le indagini sui nuovi ambigui proprietari della Longobarda, tra cui il milionario Ramenko in odore di mafia russa, che hanno riportato Oronzo Canà ad allenare la squadra appena tornata in Serie A.

«24 anni dopo - dice Banfi - il mondo del calcio mi sembra peggiorato. Quando abbiamo iniziato a scrivere questo secondo capitolo ancora non c'erano stati gli scandali. Ma ora, per non aizzare gli animi, abbiamo dovuto tagliare la scena in cui venivo inseguito dai tifosi e la bottiglia che mi arriva in testa sul campo». E se da un lato Anna Falchi si confida così: «Mi sarebbe piaciuto crescere professionalmente nell'epoca dei film di serie B perché avrei avuto più successo di oggi»; dall'altro Lino Banfi punta tutto su questo film per tornare protagonista al cinema: «Sono convinto di aver fatto una bella cosa. Ma tutto dipenderà dagli incassi se potrò continuare a far ridere alla vecchia maniera, magari con il remake di Vieni avanti cretino».