Torna Bryan Adams rockstar canadese sedotta dalla fotografia

Oggi al MazdaPalace l’artista, che ha ritratto anche la regina Elisabetta, proporrà i suoi pezzi più famosi

Antonio Lodetti

Negli ultimi anni ha abbandonato la fedele chitarra per imbracciare la macchina fotografica. Manco a dirlo, i suoi «scatti» sono diventati famosi quanto i riff della sua Fender. Ha fatto il ritratto (quello ufficiale per il Giubileo) della Regina Elisabetta; nel volume American Woman ha immortalato donne famose come Hilary Clinton e Gwyneth Paltrow; l’anno scorso anche Laura Pausini ha ceduto alle lusinghe del suo flash in un patinato servizio per il mensile Max.
Ma a 46 anni Bryan Adams è tornato a cavalcare la tigre del rock, quel rock semplice e diretto, che miscela aggressività e buoni sentimenti, che gli ha fatto vendere più di 45 milioni di album in tutto il mondo. Periodicamente l’eterno ragazzino rinverdisce i fasti di un passato prossimo glorioso con una serie di concerti, si butta sul palcoscenico che è da sempre la sua ragione di vita. «Nel concerto si prova il vero valore dell’artista - dice - che non deve dimostrare solo di saper suonare, ma anche di avere personalità, di trovare il modo giusto per dialogare con il pubblico al di là della musica». Come ai vecchi tempi; dopo la tournée americana (dove ha riempito gli stadi del baseball), giapponese e australiana ora tocca all’Europa. Il suo spettacolo è partito ieri dalle isole Canarie e stasera approda al MazdaPalace (dove ha suonato anche l’anno scorso) all’interno della Festa dell’Unità. Alla fine dell’anno saranno ottanta spettacoli con cui tenterà di tornare ai vertici della scena rock, quando era campione di incassi e milioni di fan impazzivano per lui quando cantava Kids Wanna Rock, ovvero «I ragazzini vogliono il rock» e lui ne dispensa ancora a piene mani.
Non è stato difficile per Adams conquistare il pubblico con le sue ballate melodiche, piene di buoni sentimenti e lontane anni luce dalla classica equazione sesso-droga-rock’n’roll. Lui è il bravo ragazzo canadese che iniziò a girare il mondo con la sua chitarra, scrivendo tante canzoni per tanti interpreti con poca gloria e ancor meno onore. Ma Adams ha la ricetta giusta, ovvero una classica miscela - legata a filo doppio col passato - di rock ruvido ed elettrico, melodia e echi folk. Il primo grande successo arriva nell’83 con l’album Cuts like a knife (candidato a due Grammy) che contiene classici come Heaven e Summer of ’69 (la sua visione del mondo hippie). L’anno dopo conquista l’Inghilterra con Run to you e poi esplode definitivamente con Reckless, guidato da singoli come Heaven e it’s only love, duetto hard soul con Tina Turner che lastrica la sua strada verso la gloria. (Album come Wakink up the Neighbors e So Far so good venderanno rispettivamente 7 e 13 milioni di copie). Adams non fa certo parte della nobilissima schiera di cantautori canadesi impegnati come Leonard Cohen, Neil Young, Joni Mitchell, Bruce Cockburn; anzi, alcune sue avventure, come il duetto con Mel C delle Spice Girls, hanno fatto inferocire i duri e puri del rock. Però piace e appassiona il pubblico; i suoi concerti, che azzerano la macchina del tempo, sono un successo annunciato con una serie di classici che spaziano da Run to you a Please forgive me, da 18 Till I die a Can’tstop this thing we started passando per Everything I do (I do it for you) clamoroso hit scritto con Nick Kame e inserito nella colonna sonora del film Robin Hood principe dei ladri con qualche accenno al suo ultimo cd Room service, uscito l’anno scorso.