Torna il capolavoro dell’anarchico Jean Vigo

Riproporre, oggi, L’Atalante e richiamare di riflesso l'attenzione sul suo autore Jean Vigo (1905-1934) significa anche evocare la tribolata gestazione (e diffusione) di questo stesso, ormai consacrato capolavoro. Finite le riprese, nel ’34, il già debilitato, poco meno che trentenne Vigo è costretto a un forzato riposo per ritemprarsi delle fatiche. Di lì a poco muore senza aver visto un solo fotogramma. L’Atalante, è abbastanza risaputo, indugia sul precario rapporto erotico-sentimentale di una giovane coppia di sposi, Jean e Juliette, che, dopo le nozze, scelgono di «vivere la propria vita» - di qui, certo, le connotazioni trasgressive riscontrabili in tutta la vicenda - a bordo di una chiatta che a Parigi e dintorni carica e scarica merci varie. Alla vigilia della sua prima uscita, nel ’34, L’Atalante è fatto segno di rimaneggiamenti, tagli e rimontaggi insensati, tanto da falsarne la struttura narrativa e gli intenti innovatori originari. Soltanto nel 1990 due cineasti-cinefili rigorosi sono riusciti a rimontare l’intero film come l’aveva concepito e realizzato lo sfortunato Vigo. L’Atalante, ben al di là di un apparente scorcio naturalistico, si dimostra, a conti fatti, un’opera simbolica che, giusto nei suoi accenti libertari, trova la sua più autentica matrice e ispirazione.

L’ATALANTE Bim, euro 12,99