Torna a casa la «Danzatrice»

I segni dell’arte di Amleto Cataldi, originario di Roccasecca-Castrocielo, ma romano d’adozione, considerato uno dei grandi scultori del Novecento italiano, sono sparsi un po’ ovunque nella Capitale: sua, ad esempio, è la fanciulla con anfora che orna una fontana di Villa Borghese, sue le quattro vittorie alate in bronzo di ponte Vittorio Emanuele, suo il monumento ai finanzieri caduti durante la Prima guerra mondiale nel quartiere Nomentano, sua anche l’opera dedicata a Luigi Zanazzo in via dei Delfini.
Le sue tracce, insomma, sono sparse nella città che lo ha consacrato scultore. Tuttavia le stesse tracce finiscono per prendere anche altre strade, destinate a portare le sue opere ben più lontano. Come accadde a La danzatrice, monumentale scultura bronzea dell’artista che, dopo aver fatto parte di una collezione privata d’oltreoceano, torna a casa per essere esposta, dal prossimo 29 luglio, nel salone del Palazzo della Provincia di Frosinone. Un ritorno a casa non soltanto perché Cataldi è originario di questa terra, ma anche perché a fare da modella per la scultura fu una giovane di Anticoli Corrado, la stessa che, nel 1915, posò anche per Rodin, quando l’artista venne a Roma per realizzare il busto di papa Benedetto XV.
Proprio Rodin aveva ammirato a Parigi "La Danzatrice" di Cataldi coniando per la scultura la definizione di "Silenzio attivo" e sottolineandone la "ritmica armonia e il silenzio attivo". Da Parigi in poi, il percorso della statua si fa tortuoso: l'opera bronzea, alta 2,37 metri, venne acquistata negli anni Venti a Roma da un cittadino americano e collocata nel suo giardino in Texas. Dopo oltre ottanta anni di oblio, l'opera è riapparsa sul mercato, miracolosamente integra, e grazie all'impegno di alcuni appassionati che si sono uniti riuscendo ad acquistare il capolavoro, oggi "La Danzatrice", potrà essere liberamente ammirata.
L'esposizione nella sede istituzionale rappresenta anche un omaggio dovuto allo scultore scomparso a Roma ottanta anni fa, nel 1930, restituendo riconoscimento e dignità all'artista le cui opere sono spesso cadute in un ingiustificato oblio. Amleto Cataldi è stato uno degli scultori italiani più apprezzati nei primi decenni del XX secolo, per la capacità di tracciare e percorrere una propria strada di ricerca espressiva, guardando alla tradizione e rinnovandola, senza lasciarsi affascinare dalle soluzioni di sperimentazione spinta proprie delle avanguardie. «E forse proprio per questo alla sua morte la sua opera è stata avvolta da un velo di silenzio che solo ora comincia a essere stappato, per ricollocarlo lì dove il suo percorso di ricerca lo aveva condotto, alla ribalta internazionale dei premi, delle mostre e delle commissioni» spiega Antonio Abbate, assessore alla Cultura della provincia di Frosinone.