Torna a crescere il partito della pena di morte E se ne parla pure nel Parlamento britannico

Torna il dibattito sulla forca. A Londra un deputato conservatore chiede di tornare alle esecuzioni e una raccolta di firme obbligherà il Parlamento a discuterne. Anche a sinistra c'è chi si appella al principio del "dente per dente"

Va di moda la sedia elettrica. Ma anche l’impiccagione, un evergreen, ha il suo folto gruppo di fan. La fucilazione alla schiena, inutilmente fragorosa e vagamente romantica, raccoglie meno consensi. Il gas ricorda troppo il Terzo Reich, mentre l’iniezione venefica pare troppo scialba, non dà emozione. Pochissimi infine propendono per la ghigliottina, forse anche solo per mancanza di signore appassionate di lavori a maglia e all’uncinetto, indispensabili per la scenografia d’insieme, come al tempo delle tricoteuses e di Luigi XVI.
Va bene tutto però, purché si torni a parlare, e soprattutto ad applicare, la pena di morte. Troppa violenza, in giro. Troppa insicurezza. Troppi bruti, troppi spostati, come l’estremista di destra norvegese Anders Breivik, che per affermare il suo punto di vista anti islamico, la terza settimana di luglio, ha ammazzato oltre sei dozzine di persone tra Oslo e l’isola di Utoya. Così il partito di chi vuole la pena capitale lievita, s’ingrossa, cattura consensi crescenti. Accade anche nella nobile e civilissima Gran Bretagna, terra del diritto e patria della democrazia. Non è un buon segno, come molti altri segni dei tempi. Ma tocca farci i conti.

A raccogliere questo cupo sentimento che alligna nel cuore di molti sudditi di sua maestà è stato il deputato conservatore Andrew Turner, che non esiterebbe, dice, a mettere il cappio al collo ai responsabili di omicidi efferati, come per esempio l’uccisione di bambini. Il deputato Turner, che dev’essere un tipo svelto, è saltato in groppa a un sito di petizioni on line del governo, varato recentissimamente, grazie al quale sarà possibile costringere la Camera dei Comuni a discutere pubblicamente cause e petizioni che abbiano raccolto almeno 100 mila firme.

Turner, che alla Camera dei Comuni rappresenta l’isola di Wight (celebre per i concerti rock alla fine degli anni Sessanta) sostiene l’assai condiviso punto di vista del blogger di destra Paul Staines, che chiede una «revisione di tutti i trattati e gli impegni internazionali che possono ostacolare il Parlamento dal reintrodurre la pena capitale».

Si dirà: un Borghezio inglese, questo Turner. Un imbarazzante bruto di destra, uno di quei leghisti efferati da cui perfino Bossi prende le distanze. Spiace dirlo, ma non è così. La passione per la pena di morte si sta affermando anche fra le anime belle della sinistra britannica, come mostra il caso di Barbara Potter, consigliera comunale del distretto di Humberstone e Hamilton, che senza essere bacchettata dai vertici del suo partito ha affermato: «Sono una madre io stessa e voglio che i miei figli siano al sicuro. Credo nel principio che dice: occhio per occhio, dente per dente, vita per vita. Con tutta la tecnologia del Dna che abbiamo ora, se le prove del Dna indicano che un uomo è al 100 per cento l’assassino di un bambino, allora credo che in quei casi la pena capitale sia giusta».

Non così la pensa il nostro presidente della Repubblica, Napolitano, che ieri ha inviato un messaggio di plauso all’organizzazione radicale «Nessuno tocchi Caino» in occasione della diffusione dei dati sulla pena di morte nel mondo. Per la cronaca: ai vertici della classifica, guidata come sempre dai cinesi, con oltre cinquemila esecuzioni, ci sono i boia iraniani (546 esecuzioni contro le 402 dell’anno scorso), i coreani del Nord e quelli degli altri sparpagliati Paesi islamici. Ora, che si valuti l’opportunità di tornare a oliare le cerniere della botola in un Paese che ha dato lezioni di tolleranza e di civiltà al mondo fa un po’ impressione. Un segno dei tempi, che non sono belli, come si diceva.