Torna Garbo e la stagione «new wave» prima maniera

Se la musica leggera tricolore è riuscita ad andare oltre la tradizione del cantautorato lo si deve anche alla breve (e, in parte, misconosciuta) stagione della «new wave» prima maniera, all'inizio degli anni ’80. Quella, giusto per fare qualche nome, di Fast'O, dei Krisma, dei Gaznevada, dei Decibel di Enrico Ruggeri e di Garbo. Proprio Garbo, alias Roberto Abate, 50 anni di Milano, che amava David Bowie, Roxy Music e Japan sopra ogni cosa, è stato tra i paladini di quel nuovo corso contraddistinto da un suono elettronico e sperimentale su cui si innestavano ricerca estetica applicata al rock ed esistenzialismo post-punk. Un nuovo corso figlio di un desiderio anarchico, ma non in senso politico, di alienarsi dalla massa, di fuggire e, perché no, di stupire. Niente a che vedere, dunque, con l'idea patinata e molto finta degli Anni ’80 cui si è soliti fare riferimento. Ma nemmeno con la voglia di omologazione dei nostri giorni.
Timbro di voce alla David Sylvian (l'indimenticabile cantante dei Japan), look minimal-dandy, Garbo esplose nel 1981 con «A Berlino… va bene», una hit, a suo modo, tra rock decadente ed elettronica, che gli aprì la strada a un decennio di grandi successi. Già, perché in quegli anni, Franco Battiato lo volle con sé di supporto al tour di «La Voce del Padrone», fu ospite a più riprese del Festivalbar e di Sanremo e incise svariati dischi e singoli (da «Quanti anni hai?», in coppia con l'allora cantante dei Matia Bazar Antonella Ruggiero, a «Radioclima», passando per «Cose veloci»). Roba che ha lasciato il segno. E non solo tra i giovani dell'epoca, alla luce dell'album tributo «ConGarbo» col quale, non più tardi di un paio di anni fa, Baustelle, La Crus, Meg, Andy dei Bluvertigo, Zu, Marco Notari ed altri hanno rivisitato il repertorio del musicista.
È di pochi mesi fa l'uscita di «Come il vetro», il sedicesimo album in carriera, chiusura ideale della trilogia cromatica iniziata nel 2002 con «Blu» e poi proseguita tre anni dopo con «Gialloelettrico» (al quale parteciparono Morgan e Boosta dei Subsonica). Un disco immediato che in senso simbolico paragona le proprietà del vetro ad una serie di caratteristiche riconducibili anche al genere umano, essendo trasparente, fragile, tagliente.
Garbo
Rolling Stone
domani 21.30