Torna la guerra fredda Putin: "Missili sull'Ucraina"

Tensione più alta tra i due stati. Il leader del Cremlino minaccia: "Con Kiev nella Nato scenario
spaventevole". E tra bombardieri ex sovietici e caccia americani "war
games" sopra la portaerei Nimitz

Mosca - Bombardieri russi puntano una portaerei americana, i caccia statunitensi li intercettano, attimi di tensione quando i grandi velivoli con la stella rossa sorvolano a bassa quota, appena 200 metri, la grande nave. Il brontolio sordo dei motori dei Bear russi è subito coperto dal ruggito dei reattori dei caccia Hornet statunitensi, irti di missili, che li seguono a breve distanza. Uno spettacolo sinistro che non si vedeva da anni. Una scena da guerra fredda. Ed è davvero un clima da guerra fredda quello che si sta tornando a respirare tra Mosca e Washington: gli alfieri armati di questo nuovo corso sono proprio i bombardieri nucleari russi, che hanno ripreso i loro voli di addestramento e pattugliamento operativo nel Mare del Nord, sia in Atlantico sia nel Pacifico.

L'ultimo e più grave episodio ha avuto luogo il 9 febbraio (ma se ne è avuta notizia solo ieri): in piena notte, quattro Tu-95 Bear sono decollati dalla base di Ukrainka, nella Russia sudorientale. Almeno uno di questi aerei ha sorvolato un'isoletta dell'arcipelago giapponese. Tokyo ha fatto decollare i suoi caccia F-15 e ha protestato per la violazione dello spazio aereo, che i russi smentiscono. I bombardieri hanno continuato la missione, dividendosi. Una formazione ha costeggiato verso sud il Giappone, l'altra ha volato ad est, dirigendosi verso la portaerei statunitense Nimitz, in navigazione con la sua scorta. I Bear sono stati seguiti passo dopo passo e quando si sono avvicinati alla squadra americana il contrammiraglio John Terence Bake ha ordinato il lancio di due coppie di caccia Hornet, che hanno intercettato i velivoli russi, per poi seguirli e “scortarli”.

Il sorvolo diretto a bassa quota della portaerei non è di per sé proibito, ma è considerato un atto di scortesia, quasi una provocazione. In perfetto stile guerra fredda. E proprio per questo se gli equipaggi degli aerei russi e americani si sono fotografati a vicenda, come è sempre accaduto, non si sono scambiati messaggi radio, né gesti. Non ci sono stati saluti o sfottò reciproci. In questo caso si è fatto sul serio.

Come è accaduto del resto in altri recenti casi in cui i bombardieri russi sono stati intercettati dai caccia statunitensi al largo dell'Alaska o dai caccia danesi e da quelli inglesi nel Mare del Nord: nessuno ha scherzato. E a molti sono venuti i brividi ricordando che in passato i voli a sfiorare i reciproci confini e le susseguenti intercettazioni sono in qualche caso degenerati e si è arrivati a vere giostre nell'aria, qualche volta concluse con l'uso delle armi.

Del resto siamo davvero alla Pace Fredda. Vladimir Putin solo pochi giorni fa ha minacciato una nuova corsa agli armamenti se la Nato e gli Usa non cesseranno le provocazioni. In particolare Mosca non digerisce i piani che prevedono lo spiegamento dello scudo antimissile statunitense in Polonia e Repubblica Ceca, né la corsa americana alla militarizzazione dello spazio. Ieri Putin se l’è presa anche con l’Ucraina: se entrerà nella Nato, ha detto, si aprirà uno scenario «che è spaventoso perfino pensare: Mosca orienterà i suoi missili in direzione dell’ex repubblica sovietica». Nel contempo fonti vicine al Cremlino hanno confermato la sua presenza al prossimo vertice Nato di Bucarest in calendario per aprile. Per un capo russo è la prima partecipazione dal 2002 e sarà occasione di un confronto che ci si attende infuocato.

La Russia ha avviato da due o tre anni un potenziamento delle Forze Armate e continua ad aumentare gli stanziamenti per la difesa, mentre vende con molta disinvoltura le proprie armi anche a Paesi poco raccomandabili, dal Venezuela all'Iran, alla Siria, ma anche a Cina e a chiunque abbia soldi contanti, ottenendo così le risorse per rilanciare la ricerca militare.

Mosca punta in particolare sulle armi nucleari e sta modernizzando l'arsenale basato a terra e quello affidato ai sottomarini nucleari. Sta anche acquistando aerei da combattimento, navi, elicotteri e mezzi corazzati. Per fortuna, occorrerà uno sforzo immenso per recuperare il terreno perduto. In qualche settore sono 15 anni che la ex armata sovietica non riceve nuovi mezzi e anche oggi più che altro si accontenta di aggiornare quelli già in servizio. Insomma la nuova Russia, a dispetto della riscoperta grandeur imperiale, è un'aquila con pochi artigli.