Torna libero Senzani, l'ideologo delle Br

In carcere dal 1982 per l'omicidio di Roberto Peci, fratello dello storico pentito del gruppo eversivo, ha terminato la pena. L'ira della figlia di Peci: «Esiste un prezzo per un padre»

Gli era rimasto da rispettare un obbligo di firma alla questura di Firenze, almeno due volte al mese, in regime di libertà condizionata; poi un giorno, nel febbraio scorso, quando si presentò per osservare questo dovere, i poliziotti gli hanno detto: «Signor Senzani lei è libero, non deve presentarsi più».
Ha saputo così, Giovanni Senzani, 68 anni, ideologo e capo delle Brigate Rosse con Mario Moretti dopo il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro, di esser tornato alla piena libertà. Senzani, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Roberto Peci, ha estinto la pena. L'episodio di come l'ex professore universitario che scelse la clandestinità e la lotta armata ha appreso della riconquista della piena libertà, è stato raccontato dal suo legale, avvocato Bonifacio Giudiceandrea: «Non abbiamo presentato nessuna istanza, il meccanismo è automatico e l'iter si è concluso a inizio anno - ha spiegato il legale -. La cosa è rimasta sotto silenzio per mesi perché a differenza di altri Giovanni Senzani ha scelto questa linea. Non vuole accodarsi a chi fa interviste, a chi scrive libri, a chi diffonde memorie o professa abiure». Giovanni Senzani non ha mai rinnegato quanto fatto. «Senzani non è mai stato un pentito - prosegue il suo legale -. Ma ora ha scontato la pena».
Lui stesso ha dichiarato: «I giudici - afferma Senzani - che mi hanno esaminato negli ultimi 10 anni hanno potuto constatare che sono una persona cambiata e infatti hanno sentenziato l'estinzione della pena. Sono stato in galera 23 anni. Ho riconosciuto i miei errori davanti al tribunale di sorveglianza. Ora sono un uomo libero. La politica del resto l'ho abbandonata da un pezzo, ma non le mie idee di sinistra».
Senzani venne arrestato nel 1982 per il delitto di Roberto Peci, sequestrato e assassinato per vendicarsi del fratello, Patrizio, accusato di aver tradito le Br. Condannato per questo omicidio all'ergastolo in primo grado nel 1987, Senzani è rimasto interrottamente in carcere fino al 1999, anno in cui ottenne la semilibertà: di notte recluso in una struttura penitenziaria di Firenze, di giorno fuori per lavorare in una casa editrice, edizioni Della Battaglia la cui sede è stata per anni quasi davanti al comando regionale dei carabinieri della Toscana, in via dei Pilastri. Poi, trascorsi cinque anni, nel 2004 Senzani chiese al tribunale di sorveglianza la 'liberazione condizionalè, richiesta cui si oppose il procuratore generale di Firenze.
Ma la Cassazione dette ragione a Senzani e nell'ottobre 2009, scaduti i termini di cinque anni di liberazione condizionale (doveva pernottare in casa; non poteva allontanarsi da Firenze senza autorizzazione; aveva l'obbligo di firma), «il tribunale - spiega il legale - ha verificato che la condotta di Senzani era stata regolare per tutto il periodo. Esauriti gli accertamenti dovuti, a febbraio la questura gli ha comunicato che non doveva osservare più nessuna misura. Da quel momento Senzani è libero». Senzani vive con la moglie e svolge attività di consulente editoriale nel capoluogo toscano. Già professore universitario a Firenze e Siena, era considerato criminologo emergente. Ma dopo metà anni '70 abbracciò la violenza armata.
Su Senzani tornato libero è intervenuta la figlia di Roberto Peci, Roberta, nata dopo l'omicidio del padre, nel dicembre 1981. In una mail inviata alla stampa Roberta ha scritto: «Io mi chiedo, esiste un prezzo per un padre? Ma la coerenza di certi atti forse sta soltanto nella follia che li ha ispirati». Se veramente, prosegue la lettera, «Senzani fosse animato dalla voglia di espiare, una qualcosa potrebbe farla. Potrebbe incontrarmi. In privato. Io voglio che lei parli con me, nessuno può cancellare il peso dei suoi errori, ma se davvero lei è un uomo nuovo deve aiutarmi a capire perchè il 3 agosto del 1981 ha deciso di privarmi di mio padre», un «povero operaio» che «aveva una moglie incinta che lo aspettava a casa e l'unica colpa di essere il fratello di Patrizio Peci, il grande pentito delle Br».