Torna in libertà il trader spericolato

«Volevo dimostrare che sono in gamba, che sono capace di operazioni eccezionali nell’interesse della mia banca. Speravo nel riconoscimento dei miei superiori e ho agito da solo», ha detto il trader di SocGen, Jérôme Kerviel, 31 anni, in stato d’accusa per la gigantesca truffa, costata alla banca francese almeno 4,9 miliardi di euro. Il procuratore di Parigi, Jean-Claude Marin, ha chiesto l’arresto del golden boy di origine bretone, in stato di fermo da sabato scorso. Il dossier è ormai nelle mani dei giudici istruttori Renaud Van Ruymbeke e Françoise Desset, che hanno formalizzato l’incriminazione per reati di falso, che comportano una pena massima di 7 anni di reclusione e 750 mila euro di multa. Tuttavia hanno concesso a Kerviel la libertà provvisoria, scarcerandolo. Il giovane trader ha insistito sul fatto che il suo comportamento spericolato aveva portato in passato considerevoli vantaggi alla banca. Se le posizioni da lui assunte sui mercati finanziari fossero state liquidate alla fine dello scorso anno, SocGen avrebbe avuto un beneficio di 1,4 miliardi di euro. Invece la banca se ne è sbarazzata in fretta e furia tra il 20 e il 23 gennaio, in condizioni ormai completamente mutate e diventate catastrofiche. Il procuratore Marin ha rivelato che il mercato dei derivati Eurex, su cui Kerviel compiva le sue speculazioni ad alto rischio, ha messo lo scorso novembre in allarme i responsabili di SocGen. Kerviel è stato convocato dai suoi superiori, ai quali ha esibito documenti falsi per dimostrare che non esistevano particolari rischi. Resta lo stupore di fronte al fatto che si siano lasciati abbindolare in quel modo. Marin ha precisato che Kerviel ammette d'aver agito al di là delle istruzioni e delle autorizzazioni avute dalla banca, ma nega d’averlo fatto per arricchirsi personalmente. Voleva fare il bullo e gli è andata male.