TORNA LA LOTTA DI CLASSE

LondraIn mattinata – davanti al centro congressi Excel – la manifestazione contro le guerre in Irak e in Afghanistan. Nel pomeriggio l’appuntamento è di fronte alla Banca d’Inghilterra, «in segno di solidarietà» verso l’uomo morto mercoledì nel corso delle proteste. Abbracci, lacrime, mazzi di fiori: un cordoglio degenerato velocemente in rabbia e violenza. Anche il secondo giorno del G20 londinese è stato segnato dalla tensione tra manifestanti e forze di polizia, che si sono scontrati a più riprese.
Pesante il bilancio della due-giorni: oltre 110 arresti. Ieri la protesta è cominciata alle 11 di mattina quando 500 manifestanti si sono dati appuntamento nella periferia est della città, in attesa dell’arrivo dei leader mondiali. Un presidio pacifico a base di slogan e striscioni. Subito dopo mezzogiorno, due chilometri più distante, è cominciata la manifestazione in ricordo di Ian Tomlinson, il giornalaio inglese di 47 anni che mercoledì sera stava rientrando a casa dal lavoro, attraverso la manifestazione, quando si è sentito male: una morte naturale, secondo le fonti ufficiali. Testimoni oculari confermano che la polizia ha soccorso l’uomo e lo ha portato via, schivando le bottiglie e gli oggetti che i no global tiravano contro i passanti.
Il corteo di ieri, partito in modo pacifico, si è acceso con l’arrivo degli agenti di Scotland Yard. Le strade nei dintorni sono state chiuse e i manifestanti isolati in piccoli gruppi. Il centro della protesta si è concentrato nel piazzale vicino alla Banca d’Inghilterra. Sorvegliati da una cinquantina di agenti, i dimostranti (qualche centinaio) hanno deposto alcuni mazzi di fiori e insultato i poliziotti. Pacifisti, no global, ma anche operai, disoccupati, gente comune. Una protesta (semi)spontanea, trasversale, eterogenea, con un unico punto in comune: la rabbia. Spesso degenerata in violenza.
La tensione è salita in maniera incontrollabile e sono scoppiati i primi scontri con le forze dell’ordine. Molti dei dimostranti, che hanno dichiarato di essere stati maltrattati dalla polizia, ora «chiedono giustizia»: «Quell’uomo è morto all’interno del cordone della polizia a causa delle condizioni terribili in cui siamo sono stati tenuti per troppe ore», hanno dichiarato due ragazze arrivate con i fiori «da parte di tutti i dimostranti che si trovavano qui con noi ieri». Accuse seccamente respinte da Scotland Yard, che anzi ha criticato i manifestanti per non aver sospeso la sassaiola contro gli agenti neppure durante le operazioni di soccorso.
Nel frattempo procedono le indagini sui responsabili degli scontri: due centri sociali sono stati sgomberati. Simon Brien, commissario di Scotland Yard, ha dichiarato che a rendersi protagonista degli episodi di maggior violenza (in particolare l’irruzione nella filiale della Royal Bank of Scotland) è stata solo una piccola minoranza di criminali. È già stata avviata un’inchiesta che ha portato all’incriminazione di quattro persone. Numero destinato a salire nei prossimi giorni.
E ieri sera tra i media si era diffusa la notizia che fossero tutti italiani i responsabili della battaglia di strada di mercoledì nel tratto che collega Mansion House a Bank, nel cuore della City. Un gruppo già noto alle forze dell’ordine, i «Guerriglieri anomali», anarco-insurrezionalisti già protagonisti degli scontri al G8 di Genova. La notizia è stata smentita ufficialmente da Scotland Yard, almeno per ora: «Continuiamo a indagare».