Torna il pentito Di Michele «Ho sbagliato e ho pagato»

«L’incubo è finito ed ora ringrazierò i granata a suon di gol, anche perché odio perdere»

Questa sarà la volta buona. Per forza di cose. A meno che nella notte David Di Michele non sia stato vittima di un attacco influenzale o che stasera, scendendo dal pullman, non si procuri una distorsione a una caviglia. Novellino avrà toccato nel frattempo tutto il ferro possibile: fatto sta che, al termine di una vicenda che ha toccato livelli di assurdità notevoli, il Toro potrà finalmente impiegare stasera contro il Milan il fiore all'occhiello della sua campagna acquisti.
David Di Michele, di professione attaccante, sei presenze in Nazionale. Segni particolari: squalificato tre mesi per una vicenda legata alle scommesse e risalente ai tempi in cui giocava nell'Udinese. Tre mesi che in teoria sarebbero dovuti scadere martedì notte (30 ottobre), prima dell'impegno infrasettimanale - guarda caso - di Udine: tre mesi che invece sono stati prolungati di un giorno, impedendo così al giocatore di scendere in campo, per il solito pressapochismo italiano. In mancanza di un parere certo da parte della Federazione, la società granata - mossasi dal canto suo con colpevole ritardo - ha così preferito non rischiare un'eventuale sanzione rimandando a stasera il debutto del trentunenne attaccante di Guidonia. «Non responsabilizziamolo troppo - ha messo le mani avanti Novellino -, un conto è allenarsi e giocare le partitelle, un altro il clima agonistico. Ci darà una mano, questo è sicuro».
«Finisce un incubo - ha detto lui, che ha segnato il suo ultimo gol il 29 aprile scorso (Livorno-Palermo 1-2), e che non gioca un match ufficiale dal 13 maggio -. Finalmente si ricomincia. Sono emozionato, non vedo l'ora di ringraziare il Toro scendendo in campo e non solo sui giornali. Pentito? Sì: so di avere commesso una sciocchezza, non rinnego le mie responsabilità. Ho sbagliato e pagato: giusto così. Certi errori aiutano a crescere». Bruno Conti come idolo, amante del dribbling e del calcio tecnico, Di Michele si definisce una «camomilla fuori dal campo, uno che odia perdere sul terreno di gioco».
Il Toro, checché ne dica Novellino, lo aspetta come un Messia soprattutto adesso che Recoba si è fermato ai box e che Rosina ha bisogno di uno che parli il suo stesso linguaggio. Lui, a parole, non vede l'ora di lasciare il segno: «La maglia granata mi affascinava da avversario, adesso che la indosso è ancora più bella. Sono nato nel 1976, l'anno dell'unico scudetto granata dopo Superga: un segno del destino».