Torna il piccolo Kirikù ancora contro la strega

Il cartoon francese è in uscita il 21. Il regista Michel Ocelot: «Il mio film non segue le mode»

Pedro Armocida

da Roma

Quando ormai tutti i lungometraggi d’animazione guardano più al pubblico dei genitori che ai loro bambini, ecco che arriva il piccolo Kirikù con il suo stile elementare, lineare e privo di qualsiasi secondo livello di lettura, quasi a rivendicare una sorta di narrazione primordiale. E in un’epoca in cui è tutto frenetico, si potrebbe pensare che il lento e poco ritmato Kirikù e gli animali selvaggi non abbia alcuna chance di piacere. Ma la prova sul campo, ieri all’Auditorium di Roma, con seicento bambini ha dimostrato, soprattutto con un inatteso silenzio durante la proiezione, che c’è ancora spazio per storie tranquille come quelle che qualche sparuto genitore legge ai propri figli nell’ovattata quiete serale prima di andare a dormire.
Così il secondo film sul piccolo bambino africano, sempre diretto dal francese Michel Ocelot in collaborazione con Bénédicte Galup, dopo lo straordinario successo di Kirikù e la strega Karabà, esce in Italia a ridosso del Natale, il 21 dicembre, dedicato, come specifica con linguaggio datato Mikado che distribuisce, agli alunni delle scuole elementari e medie inferiori (in realtà oggi scuola primaria e secondaria di primo grado). Il regista, dopo la buona accoglienza romana, ha snocciolato i segreti della sua formula di successo (il film uscito la scorsa settimana in Francia è secondo dietro al diretto concorrente Chicken Little): «Non cerco di fare cose che seguono le mode ma anche che ne siano pregiudizialmente contro. Sono un’artista e seguo solo le mie fantasie. Ho pensato al piccolo Kirikù per tre motivi. Uno artistico, abbiamo alle spalle sett’anni di film d’animazione e mai nessuno era ambientato in Africa. Poi c’è quello personale, da piccolo ho vissuto in Guinea e ho solo dei bei ricordi della mia scuola nell’Africa nera. Infine la bella storia tradizionale in cui sono incappato nel primo film che inizia con un piccolo Kirikù così determinato da gridare dalla pancia della mamma: “Fammi nascere”. Ecco, che tutto sia cominciato con una nascita mi è sembrato bellissimo».
In questo secondo episodio ritroviamo ancora Kirikù che si rivela un bambino speciale, piccolo di statura ma che sa sempre il fatto suo, alle prese con le cattiverie della strega Karabà da cui trova sempre il modo di uscirne vincitore. «Al contrario del primo film - spiega il regista - le storie che ora racconto non sono necessariamente tradizionali africane. E nonostante il successo non ho intenzione di fare un terzo episodio». Kirikù e gli animali selvaggi si avvale ancora una volta delle belle canzoni di Youssou N’Dour (doppiate da noi dal coro diretto da Silvano Polidori) e degli splendidi disegni di Ocelot in cui i personaggi appaiono naturalmente nudi. Scherza il regista: «Quando ho disegnato le donne a seno scoperto non pensavo che qualcuno avrebbe avuto delle riserve. Invece il film è andato bene in tutto il mondo tranne che nei paesi anglofoni. Negli Stati Uniti la Universal mi ha detto che l’avrebbe distribuito solo se avessi inserito reggiseni e mutandine. È chiaro che non ho accettato». Così il non omologato Ocelot sta già per concludere un altro film d’animazione che, dice, «si chiamerà Azur et Asmar e credo proprio non piacerà agli anglosassoni perché inizia con un allattamento, quindi con un seno operativo, in azione. La donna ha la pelle scura mentre quella del bambino è chiara. Si parlerà della condizione degli immigrati attraverso la celebrazione della civiltà islamica e alcune parti saranno in arabo, non doppiabili per contratto». Gli anglosassoni, e non solo, sono serviti.