Torna la pillola anti-bullismo I medici: «In cura 300 ragazzi»

Il «Ritalin» agisce su deficit di attenzione e iperattività

Appena arrivato sul mercato italiano è già diventato un caso. Non si chiama playstation3, ma Ritalin: non è un videogame, ma un farmaco psicostimolante. L'8 marzo l'Agenzia italiana del farmaco ne ha approvato la reintroduzione nel mercato per il trattamento dei bambini affetti da deficit di attenzione e iperattività (Adhd). Quei bambini che con la playstation riescono a giocare bene, perché bravi nelle attività che non gli consentono di distrarsi, ma impulsivi al punto di compromettere i rapporti con la famiglia e i compagni di scuola. Bambini intelligenti come gli altri, ma con oggettive difficoltà di autocontrollo a causa di un disordine del loro sviluppo neuropsichico.
C'è chi plaude e chi, invece, urla allo scandalo temendo che questo sia il primo passo per arrivare all'abuso di psicofarmaci sui minori. Ma quanti sono i potenziali consumatori di Ritalin? «Circa l'1 per cento dei minori - spiega il dottor Maurizio Bonati dell'Istituto «Mario Negri» - ma soltanto una piccola parte ha effettivamente bisogno del farmaco». Piccoli pazienti che, a detta dell'«Associazione giù le mani dai bambini», non sarebbero adeguatamente tutelati: «Spesso la scelta dei genitori è viziata, decidono di somministrare il farmaco perché non hanno ricevuto una corretta informazione sui potenziali effetti collaterali».
Tutti d'accordo nella lotta contro l'abuso: «Sono contrario alla iperprescrizione che viene fatta nei paesi anglosassoni - precisa il dottor Carlo Lenti, direttore della Clinica neurologica e psichiatrica dell'infanzia dell'Ospedale San Paolo - ma sono assolutamente favorevole alla reintroduzione del farmaco in Italia. L'importante è fare una diagnosi corretta perché solo la metà dei bambini che si rivolgono a noi con il sospetto di Adhd, effettivamente ne è affetta». Nel suo reparto attualmente sono in cura circa 80 minori. A Milano altri 150 sono seguiti al Fatebenefratelli dalla dottoressa Vera Valenti, tra loro solo un quinto in terapia farmacologica. Per controllare l'uso sicuro del Ritalin è stata individuata una procedura che ne vincola la prescrizione ad una diagnosi precisa e ad un piano terapeutico: tutti i dati dei pazienti e gli esiti dei controlli sull'efficacia e la tollerabilità del farmaco saranno inseriti in un Registro nazionale istituito presso l'Istituto Superiore di Sanità. «È un percorso unico al mondo - continua Bonati - per garantire la tutela di questi bambini senza ledere il loro diritto alla salute». Un diritto che finora dipendeva dalla Regione di residenza: «Chi abita in Lombardia andava in Svizzera ad acquistarlo, gli altri potevano scegliere le farmacie del Vaticano o di San Marino, oppure sperare che fosse la propria Asl ad approvvigionarsi all'estero dopo aver fatto una trafila burocratica infinita. È inutile nascondersi: il diritto al farmaco deve essere garantito».
Un farmaco che ha cambiato la vita dei bambini che già lo assumono: «Mi sono resa conto - racconta la psicoterapeuta Lucia Cento, referente in molte scuole milanesi - che se il Ritalin viene abbinato ad una terapia psico-educativa, si ottengono dei buoni risultati: migliorano le prestazioni e soprattutto cresce la loro autostima».