Torna a «regnare» la regina Teodolinda

Rimessi a nuovo la cappella e gli affreschi che narrano la storia della sovrana longobarda

Il ministero per i Beni e le Attività Culturali, per mezzo dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, già nel 1991 si era occupato della Cappella Teodolinda posta sul lato settentrionale del transetto del Duomo di Monza: la cappella che fu eretta nel XIV secolo contestualmente allo sviluppo della chiesa era stata in parte esaminata perché venissero presi i provvedimenti d’urgenza a causa dell’umidità che proveniva dalle volte e dalle finestre.
Oggi con il coinvolgimento anche del World Monuments Fund Europe è stato approvato il progetto di restauro che vede la Regione Lombardia e la fondazione Cariplo in primo piano per il ripristino che sta dando i primi risultati sia per la cappella che contiene la Corona Ferrea che per il ciclo di affreschi realizzati da Michelino da Besozzo, Pisanello e Bonifacio Bembo. Si tratta di 45 scene che narrano la storia della regina Teodolinda (570 ca.-627) a partire dai resoconti storici di Paolo Diacono (VIII sec.) autore di «Historia Longobardorum» e di Bonincontro Morigia (XVI sec.) autore del «Chronicon Modoetiense». Sviluppata su una superficie di 500 mq. suddivisa in cinque registri sovrapposti, la narrazione sviluppa i preliminari e le nozze di Teodolinda di Baviera e Autari, re dei Longobardi e culminano con la morte del re. Non mancano i preliminari e le nozze tra la regina e il secondo marito Agilulfo. Seguono la nascita e lo sviluppo della sua chiesa a Monza e la morte del re Agilulfo e della regina poi e culminano con lo sfortunato approdo in Italia e la partenza per Bisanzio dell’Imperatore Costante.
Sono in totale 28 le tappe che rappresentano la storia politica e sociale e la vita di corte. Essendo ben due le scene nuziali gli studiosi hanno pensato che i dipinti fossero un omaggio a Bianca Maria Visconti per l’affascinante analogia tra la regina longobarda e la principessa lombarda e quindi alle sue nozze con Francesco Sforza, avvenute proprio nel 1441. Va ricordato che nei primissimi anni del 1400 erano attivi il gruppo dei «frescanti» composto da un certo Cristoforo che era il capostipite che aveva già lavorato per il Duomo di Milano nel 1403, dal figlio Franceschino, sempre attivo in Duomo nel 1417, al quale sono stati attribuiti affreschi a Palazzo Borromeo oltre al mazzo di tarocchi Visconti detti Brambilla e conservati nella Pinacoteca di Brera, dai suoi tre figli Giovanni, Gregorio e Ambrogio, con i quali lavorò a Monza e solo con gli ultimi due alla Certosa di Pavia. La dinastia è conclusa da Franceschino II, il figlio di Giovanni e fratello di Vincenzo, Giacomo e Guidone. La Cappella fu dipinta in due riprese tra il 1441-44 e il 1444-46 da quattro diverse mani e si ritiene che Franceschino concepì l’intero ciclo; le altre mani quelle di Giovanni, Gregorio e Ambrogio. L’insieme fornisce uno dei più ricchi spaccati della condizione cortese nella Milano del XV secolo. Nel 1888 in stile neo-gotico su progetto di Luca Beltrami venne realizzata la custodia della Corona Ferrea celebre e sacra in tutto il mondo. Un film pittorico mostra le varie fasi del restauro dell’affresco. Il nuovo museo (di cui è direttore Luigi Di Corato) raccoglie le testimonianze delle incoronazioni dal Medioevo a Carlo Magno fino al Barbarossa. La Corona venne indossata anche dai Savoia e poi esposta ai funerali di Vittorio Emanuele II. Molto si deve alla fondazione Gaiani creata da Franco e Titti e monsignor Leopoldo Gariboldi.