Torna «Reset» spettacolo-comizio da tutto esaurito

Il comico sarà al Palasharp sabato, ultimo appuntamento della festa dell’Unità

È pronto a tornare in scena a Milano, questa volta alla Festa dell'Unità. Ma i futuri diligenti elettori del Partito democratico si rassegnino fin d'ora: le sue «sberle» dialettiche spaziano per tutto l'arco costituzionale e, spesso e volentieri, si fermano sul faccione di Prodi, a rifargli i connotati.
Sarà così, prevedibilmente, anche al Palasharp, sabato prossimo. Beppe Grillo e il suo Reset - spettacolo-comizio sull'irresistibile filo della comicità disperata (leggi: ridere per non piangere) - torna sulla piazza milanese a pochi giorni dal raduno di massa bolognese: il «V-Day» (dove «V» sta per «vaff... », ormai lo sanno anche i sassi) avrebbe raccolto tra le trentamila e le duecentomila persone.
Le prime sono le cifre della questura, le seconde quelle degli organizzatori. In mezzo a esse, però, ci sta l'amara verità: chiamatelo qualunquismo o populismo, ma tanta gente ne ha le scatole piene e si abbevera al blog di Beppe Grillo come a una fonte dissetante e soprattutto depurante. Le tossine da espellere vengono dal Parlamento e dagli altri luoghi del potere e lui, da perfetto Masaniello che segue un copione scritto e riscritto dalla storia, si schermisce con un finto modesto «sono solo un tramite del sentimento popolare». Col cavolo.
C'è chi vuole Grillo in campagna elettorale, sull'onda del «Reset Tour», del «V-Day» e delle trecentomila firme raccolte per un «Parlamento pulito» e lui si diverte rispondendo che «siamo la nuova Woodstock, solo che i drogati e i figli di... sono tutti dall'altra parte».
Battute che accarezzano un pubblico che forse non chiederà la rivoluzione sulle barricate ma che nel comico genovese (mezzo idealista e mezzo furbastro: dopo tanti pistolotti sull'inquinamento lo si è avvistato a bordo di barche che inghiottono cherosene con la stessa voracità con cui questo governo ci pesca nelle tasche) vede un modo per alzare la voce. «Reset» è il titolo a dire il vero un po' inquietante dello show «grillesco»: il significato è chiaro, e cioè cancellare tutto, ricominciare da capo. In passato c'è già chi ha pensato di farlo ed è sempre stato un disastro: la speranza è che Grillo non sia Pol Pot. Ma in fondo, nella Cambogia degli anni Settanta non c'era proprio niente da ridere, sotto il palco di Beppe invece si ride, e parecchio.
Come al solito, nel suo mirino - con l'ausilio di proiezioni su 4 maxischermi - ci sono i temi di attualità, nazionale e estera, con una serie inarrestabile di «scorrettezze politiche»: ad esempio, i pesanti riferimenti agli immigrati cinesi, e al potere economico di un paese come la Cina, forte di un sistema produttivo basato su qualcosa di molto simile allo schiavismo. Certo, quando Grillo se ne esce con teorie come quella secondo cui «i partiti sono un cancro della democrazia», oppure quando qualche suo fan si mette a fischiare al nome di Marco Biagi, più di un brivido scorre lungo la schiena. Forse anche queste cose sarebbero da «resettare».
Beppe Grillo
sabato ore 21
Palasharp via Sant’Elia 33
ingresso 20 euro più prevendita
per informazioni tel. 02.58101344