Torna Ronaldinho Però Ancelotti non gli darà più alibi

nostro inviato a Milanello

Ci sono tre spine nella gola del Milan. Tre spine che possono rovinargli febbraio, il mese del ritorno della coppa Uefa e dell’inseguimento improbabile all’Inter e probabile nei confronti della Juve. Le tre spine, in ordine di dimensione, sono Ronaldinho, Seedorf e Beckham. Cominciamo dalla prima. Il brasiliano torna stasera all’Olimpico dove cominciarono i suoi guai, a metà gennaio: sostituito contro la Roma per palese insufficienza fisica e agonistica. Da allora tre panchine consecutive prima di rimettere piede sul prato romano più per merito di emergenze (acciacchi muscolari di Beckham e squalifica di Flamini) che di scelte condivise. «In settimana si è allenato bene, era dispiaciuto ma ha lavorato sodo, è pronto per giocare» il resoconto sullo stato psico-fisico del grande escluso che si gioca una buona fetta del proprio credito. Nessuno può più tirare in ballo i carichi di lavoro di Dubai, oppure la scarsa abitudine al calcio italiano: niente scuse, caro Ronaldinho, è la raccomandazione con cui Ancelotti lo accompagna in campo chiedendo a Kakà e Pato un contributo a salvaguardia dell’equilibrio tattico del Milan troppo sbilanciato nel suo schieramento.
La seconda spina è costituita da Clarence Seedorf e dal suo logoro rapporto col pubblico milanista: fischi contro la Fiorentina, fischi e contestazione contro il Genoa, giudizi severissimi riservati pure all’allenatore che viene presentato come il grande sponsor dell’olandese. «Nel calcio non esiste la riconoscenza, ho l’impressione che nei suoi confronti stia montando un pregiudizio: io so soltanto che quando Clarence gioca bene, il Milan ne trae profitto» è la difesa d’ufficio di Ancelotti che deve arretrarlo a mediano per riparare alla tripla assenza (Beckham, affaticato, più Flamini, squalificato, e Gattuso, infortunato) nel settore. Questo significa che proprio contro la Lazio, il Milan si voterà a un atteggiamento super-offensivo senza nemmeno contare, in difesa, sul contributo di Maldini (squalificato) né di Bonera (influenzato). Bisogna aggrapparsi a Favalli e Senderos, non il massimo.
Ultima spina in gola: David Beckham. Non perché i Galaxy siano intenzionati a mollare la presa, non perché la sua partenza dalla panchina a Roma possa costituire qualche problema, ma perché è in discussione la sua presenza nella lista Uefa da depositare entro le 24 di stasera, al rientro da Roma. Iscriverlo per solo due partite (la doppia sfida col Werder Brema) è un non senso tecnico e organizzativo. Eppure saranno i medici a dire l’ultima parola perché in ballo sono le posizioni di Nesta (tornerà tra Brema e Cagliari), Borriello (altro mese di stop) e Gattuso (sta anticipando i tempi di recupero). Due su quattro devono stare fuori, poche storie.