Torna il sereno tra Bossi e Cavaliere

da Roma

È l’azzurro Paolo Romani a farsi ambasciatore del Cavaliere tra i banchi di Montecitorio. Spiegando a più riprese ai parlamentari della Lega che le parole di Berlusconi a Monza sono state male interpretate. Nel senso che, ripete il deputato azzurro, «gli hanno chiesto se era un po’ deluso per la vostra scelta di andare soli in alcuni piccoli Comuni e lui non ha potuto che rispondere di sì». Il tutto «senza alcun intento polemico». Eppure, che negli ultimi mesi ci sia stata qualche frizione tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi è cosa nota. Prima con le accelerazioni continue di Roberto Maroni e una decina di giorni fa con la conclusione della querelle veronese con il passo indietro di Alfredo Meocci a favore di Flavio Tosi. Una soluzione che il Cavaliere pare non aver ancora del tutto digerito.
Tra Maroni e l’ex premier, però, negli ultimi giorni i rapporti sono andati via via migliorando, complice anche un incontro nella tribuna autorità di San Siro dove i due hanno festeggiato insieme il successo del Milan sul Manchester. Un incontro che ha avuto un seguito ieri mattina a Palazzo Grazioli, dove si è parlato a lungo del ddl sul conflitto d’interessi. Sulla questione, infatti, la Lega ha deciso da tempo di tenere un atteggiamento prudente, tanto che i vertici del Carroccio si sono guardati bene dal fare da cassa di risonanza alle posizioni del Cavaliere. Anzi, da parte del Carroccio c’è stato il quasi totale silenzio. «Perché - spiega Maroni al Cavaliere nel faccia a faccia a via del Plebiscito - la questione dovrebbe essere risolta una volta per tutte». Certo, «non come sta cercando di fare la maggioranza che vuole introdurre un limite di censo troppo restrittivo» per chi vuole fare politica. Per questo, dice Maroni, la Lega «lunedì presenterà dei suoi emendamenti» che puntano a riequilibrare il testo. Emendamenti su cui sta lavorando da giorni Roberto Cota, capogruppo del Carroccio nella commissione Affari costituzionali della Camera. La risposta del Cavaliere, però, è stata categorica: «Per quanto mi riguarda questo testo non è emendabile».
Divergenze formali a parte, però, Maroni avrebbe garantito a Berlusconi che la Lega «non farà scherzi». Salvo distinguersi da Forza Italia per ragioni anche elettorali. D’altra parte, Bossi sa bene che se domani il Cavaliere dovesse uscire di scena anche il Carroccio perderebbe un interlocutore privilegiato. Tant’è che Maroni avrebbe assicurato a Berlusconi di «farlo partecipe» degli emendamenti prima di presentarli.