Torna il «sosia» di un grande Veronese

«Le Nozze di Cana», razziato da Napoleone, è stato replicato millimetro per millimetro

«Abbiamo intitolato la mostra “Il miracolo di Cana. L’originalità della ri-produzione”» dice soddisfatto Pasquale Gagliardi, segretario generale della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, mentre ci fa vedere in anteprima il facsimile delle colossali Nozze di Cana di Paolo Veronese, presentato l’11 settembre da Salvatore Settis all’Isola di San Giorgio Maggiore. Una data, quella dell’11 settembre, non solo tristemente fatidica per le Torri Gemelle: lo stesso giorno del 1797 Napoleone si portava via dal refettorio del convento dei Benedettini dell’Isola di San Giorgio Maggiore la stupefacente tela, di circa 7 metri per 10, con le Nozze di Cana, dipinta da Veronese dal 1562 al 1563. Conservate al Louvre, le Nozze sono una rappresentazione scenografica superba, un tripudio di colori, con architetture e balaustre sfuggenti in lontananza, una folla di personaggi, tra cui forse Tiziano, Bassano, Tintoretto, lo stesso Veronese. Un capolavoro, che la Francia non ha mai voluto restituire. Ma era un gran peccato - e se ne lamentava il Canova - che il refettorio progettato da Andrea Palladio rimanesse privo della sua tela. Sino a che, nel progetto di restauro dell’intero complesso di San Giorgio Maggiore, che ospita la Fondazione Giorgio Cini, si è deciso di restaurare anche il refettorio. Ma come fare per Le nozze di Cana? La soluzione, pensata e ripensata, è stata quella di realizzare una tela identica, e metterla al suo posto. L’avventuroso progetto è stato portato a termine da Factum Arte, un laboratorio spagnolo con sede a Madrid, dotato di un team di studiosi internazionali e diretto dall’artista inglese Adam Lowe. Con una tecnica sofisticata di scansione, fotografia e altro (ben descritta nel catalogo), nel giro di poco più di un anno è stata realizzata un’opera identica all’originale, «millimetro per millimetro», con gli stessi colori, le stesse sfumature, le stesse lesioni provocate dal tempo. L’opera è in mostra fino al 16 dicembre, ad eccezione di un periodo di chiusura dal 1° all’11 ottobre. Orario continuato tutti i giorni escluso il lunedì, dalle 10 alle 18. Info: www.cini.it