Torna lo spaghetti-western ma con i soldi dello Stato

Oltre tre milioni di euro assegnati al film con Franco Nero: un’eredità delle vecchie leggi per il finanziamento al «cinema d’autore». Primo ciak a marzo

Michele Anselmi

da Roma

Teorizzavano: basta cinema «tre camere e cucina», bisogna rilanciare i «generi popolari». E qual è il genere per antonomasia se non il western, con o senza spaghetti? Fu così che il 17 giugno 2003 la prodiga commissione ministeriale incaricata di scegliere i film «di interesse culturale nazionale» decise che Gli implacabili rientrava nella categoria, insieme - per dirne due - a Piccole donne. Il musical e ad Amore e storia su Anita Garibaldi. Sono passati quasi tre anni, la legge è fortunatamente cambiata con l'introduzione del reference-system, gli importi sono diminuiti per evitare sperperi, gli esperti di quella commissione hanno lasciato il posto ad altri esperti (si spera più severi) e i famosi «generi» non sembrano passarsela troppo bene. Ma Gli implacabili di Enzo G. Castellari, starring Franco Nero, si farà comunque. Almeno così ha annunciato il 64enne attore, intervistato a Capri dal Giornale.
Ora fa benissimo l'attore, dal suo punto di vista, a credere nel progetto lungamente covato: lui che fu Django per Sergio Corbucci e Keoma per lo stesso Castellari, insomma un'autorità in fatto di italico western, minacciò perfino di incatenarsi sotto la sede del ministero ai Beni culturali, ai tempi di Urbani, se il film non avesse avuto l'ok. Alla fine, nel sofferto passaggio tra vecchie e nuove regole, Gli implacabili ha subito qualche sforbiciata al budget (meno 20 per cento) e un cambio di titolarità produttiva (dalla coppia Mariella Li Sacchi & Amedeo Letizia agli Arsenali Medicei), ma non può lamentarsi: a 3 milioni e 100mila euro ammonta il finanziamento pubblico, benché subordinato al reperimento di partner europei per un altro 50 per cento. E infatti, tra inglesi, francesi e spagnoli (più Euroimage con circa 700mila euro), si dovrebbe raggiungere la considerevole cifra di quasi 8 milioni di euro.
Ad essere pignoli, per rispettare i termini di legge, le riprese sarebbero dovute cominciare entro il 16 dicembre 2005. Risulta invece che siano state girate in studio solo delle sequenze senza attori, in «blue screen», da utilizzare poi al montaggio; e infatti, correttamente, lo stesso Nero ha spiegato che «il primo ciak è previsto tra due mesi», cioè a marzo, in Almeria, a cast completato.
Succede al cinema, e non è il caso di menar scandalo. Nel frattempo Gli implacabili, che nel mondo si chiamerà The Bad Landers, ha assunto il sottotitolo leonino «L'Angelo, il Bruto e il Saggio»: sarebbero i tre avventurieri senza scrupoli ingaggiati da un senatore americano in cerca di popolarità in vista delle elezioni, per catturare un indiano sanguinario, una specie di Geronimo: in realtà un guerriero deciso a morire in pace tra la sua gente. Nero ne parla come di un omaggio a Sergio Leone e John Huston, ma torna alla memoria il glorioso I professionisti di Richard Brooks, dove una squadra di bounty-killer si ritrovava a inseguire un fuorilegge messicano dipinto come uno stupratore di donne e invece no. Qui, salvo sorprese dell'ultim'ora, i tre «sciacalli» saranno incarnati da Franco Nero, Keith Carradine e Christopher Lambert, mentre il pellerossa Tawanka potrebbe essere Rodney A. Grant, che fu Vento nei capelli in Balla coi lupi.
Nel corso dei mesi, nomi illustri che pure s'erano fatti, da Liam Neeson a Ethan Hawke, da Jon Voight a Nick Nolte, sono venuti meno. Anche questo capita quando si prova a mettere insieme un film vagamente controcorrente. E però, ci si chiede: ha proprio senso che lo Stato, con questi chiari di luna, finanzi così generosamente, ascrivendolo alla categoria del cinema d'autore, Gli implacabili? Da Vado, l'ammazzo e torno del 1967 a Jonathan degli orsi del '95, Castellari ha saputo costruire una robusta carriera da artigiano di un certo cinema d'azione, capace di finanziarsi rastrellando risorse sul mercato. Oggi, invece, per un western - ancorché politically correct, dalla parte degli indiani - si chiede l'intervento pubblico. Dovrebbe far riflettere, d'altra parte, il fatto che tra il 2003 e il 2004 gli americani hanno provato a rinverdire i fasti del genere con i pur sontuosi Terra di confine, Hidalgo, Cold Mountain e The missing. Divi del calibro di Kevin Costner, Viggo Mortensen, Jude Law e Nicole Kidman, cineasti come Ron Howard e Anthony Minghella si sono impegnati nell'operazione revival, con esiti commerciali per lo più disastrosi. Anzi, implacabili.