Torna lo spettacolo Nba e gli Usa temono l'euro

Stanotte il via alla stagione. Il campionato delle stelle rischia di perdere i pezzi: pure James e Bryant tentati da megacontratti all’estero. Ci sono tre italiani, Gallinari: <strong><a href="/a.pic1?ID=301740" target="_blank">&quot;A New York non per caso&quot;
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C'è un paradosso, uno dei tanti, che guida l'alba del campionato Nba, al via questa notte con la consegna ai Boston Celtics degli anelli di campioni 2007-08: i vertici della lega, infatti, avvertono la sensazione di avere ritrovato la leadership mondiale, con la medaglia d'oro della nazionale americana ai Giochi olimpici, ma al tempo stesso sanno che la maggioranza dei migliori avversari degli Usa a Pechino veste normalmente la maglia di una squadra Nba. Caratterizzare dunque gli eventi dell'estate come un rinnovarsi della supremazia americana andrebbe contro la dottrina medesima della National Basketball Association, che in contraddizione con la prima parolina che ne compone il nome cerca di diventare sempre più ecumenica ed internazionale. In più, per la prima volta un numero cospicuo di giocatori, non tutti di secondo piano e in gran parte non americani, ha preferito un ricco contratto con una squadra europea ad un mediocre accordo con una franchigia Nba: niente di clamoroso, ma il solo fatto che sia LeBron James a mezza bocca, sia, molto meno seriamente, Kobe Bryant abbiano considerato la possibilità futura di giocare in Europa, in cambio peraltro di somme di denaro assurde, ha fatto pensare che qualcosa nei rapporti tra Europa e Stati Uniti fosse cambiato.

La stagione che si apre gode però del rilancio originato dal clamore della finale del giugno scorso: lì i Celtics superarono i Los Angeles Lakers in una sfida di alto interesse per gli spettatori neutrali e superficiali. Boston è ancora molto forte, anche se ormai si parla così tanto della perdita del sottovalutato difensore James Posey passato ai New Orleans Hornets, e la sfida maggiore dovrebbe arrivare ancora dai Lakers, che ritrovano Andrew Bynum, un centro di 2.11 che prima di farsi male a gennaio era considerato uno dei giocatori più cresciuti e che ora fa coppia con Pau Gasol; in più, ovviamente, la leadership sfacciata di Bryant.

E poi, appunto, gli Hornets, che hanno come playmaker Chris Paul, ormai maturo, e hanno il jolly Posey, che al di là di tutto ha vinto due titoli Nba in tre anni, con due squadre diverse (prima di Boston 2008, Miami 2006). Cleveland e James hanno un aiuto in più dal playmaker-tiratore Mo Williams ma restano sospettati di scarsa varietà in attacco, mentre i Pistons cercheranno di seguire il nuovo allenatore Michael Curry (ex Cantù, 1993-94) e la sua sfida, difficile, di riportarli alla finale a cui mancano dal 2005. Detto del debutto di Greg Oden, prima scelta del draft 2007 fermo per tutto lo scorso anno a causa di un infortunio al ginocchio, per la terza stagione consecutiva la Nba accoglie un nuovo giocatore italiano, Danilo Gallinari, ex prodigio dell'Armani Jeans Milano che nei New York Knicks sta lottando contro guai fisici, inesperienza, scetticismo di un ambiente ustionato da alcuni pessimi anni sotto la gestione di Isiah Thomas.

Dalla parte di Gallo la voglia di ripetere laggiù l'esplosione italiana, l'appoggio di coach Mike D'Antoni, che però non può coccolarlo perché troppo impegnato a tenere il timone, e la consapevolezza degli ostici tifosi newyorkesi che peggio di come è andata dal 2004 ad oggi non può andare. Più a nord, a Toronto, Andrea Bargnani, al terzo anno di Nba, parte dalla panchina, avendo fatto spazio a Jermaine O'Neal, ed è atteso alla stagione decisiva per la valutazione del suo operato, mentre sulla costa opposta Marco Belinelli è tutt'altro che certo, per rivolgimenti dell'organico, di trovare presto nei Golden State Warriors per i minuti che ritiene di poter gestire. Palla a due stanotte alle 2, si andrà avanti fino al 15 aprile, poi due mesi di torridi playoff.