Torna il tribunale di Santoro: doppia censura al leader di Fi

Fabrizio de Feo

da Roma

«Annozero» arranca negli ascolti. E così Michele Santoro decide di rispolverare un’antica ossessione e un suo cavallo di battaglia spesso vincente, almeno sul fronte del clamore e delle polemiche: il processo in diretta a Silvio Berlusconi. Sotto i riflettori della trasmissione finisce il caso del rinvio a giudizio del leader di Forza Italia e dell’avvocato David Mills. Un tema sviluppato dalla triade Santoro-Travaglio-Di Pietro con inevitabile enfasi posta sulle tesi colpevoliste. E trattato senza la concessione di un elementare diritto di replica per il diretto interessato, ovvero per lo stesso Berlusconi, a cui viene impedito di intervenire in diretta in trasmissione. Una circostanza che accende la scintilla del dibattito in una infuocata riunione del consiglio di amministrazione della Rai e viene amplificata dal botta e risposta delle dichiarazioni incrociate dei due poli.
È il presidente di Viale Mazzini, Claudio Petruccioli, a rivelare l’episodio e a raccontare di aver ricevuto una telefonata da parte del leader di Forza Italia attorno alla mezzanotte del giorno prima. Motivo della chiamata? Protestare per i contenuti della trasmissione «Annozero», ritenuti inesatti e parziali. Ma anche denunciare un doppio «stop» impostogli dalla redazione del programma: il primo quando chiede di poter intervenire in diretta. Il secondo quando l’ex premier invia una nota scritta di dieci righe da leggere nel corso del programma e neppure a questa replica viene dato seguito. Una «censura» che impedisce la riedizione di un match verbale entrato nella storia della televisione: quello del 15 marzo del 2001 quando Berlusconi prese il telefono e telefonò al «Raggio Verde» per prodursi in una durissima reprimenda dei «processi in diretta» e delle «trasmissioni trabocchetto» organizzate dal giornalista salernitano.
«È un caso grave e senza precedenti» denuncia il consigliere Rai, Giuliano Urbani. «A Berlusconi non è stato concesso di difendersi nel corso di una puntata in cui si parlava di ipotesi di reato che coinvolgono lui stesso, quindi questioni attinenti i diritti della persona. Il problema non era dunque dar voce alle posizioni di Forza Italia ma consentire a una persona di esercitare il proprio diritto alla difesa». Per questo, spiega Urbani, il cda «ha dato mandato al direttore generale di riferire se nella trasmissione siano stati violati regolamenti relativi al pluralismo». Di fronte a una violazione tanto grave Berlusconi fa sapere di essere intenzionato a sollevare il caso in sede di Vigilanza Rai, senza per questo escludere il ricorso alle vie legali. La replica di Santoro non si fa attendere. «La trasmissione “Annozero” non prevede telefonate in diretta. Già nelle scorse settimane avevamo negato l’intervento all’avvocato del capitano Ultimo e ad Agazio Loiero» ribatte il giornalista. «A Berlusconi - ricorda Santoro - è stato rinnovato l’invito a partecipare alla trasmissione offrendo la più ampia disponibilità ad accogliere le richieste di rettifica correttamente formulate. Ribadiamo che i soggetti esterni non possono deformare a loro piacimento un programma violentando il diritto d’autore».
La polemica, naturalmente, non si placa di fronte alle spiegazioni offerte dal creatore di Samarcanda. E la disfida delle dichiarazioni tiene banco per tutta la giornata. L’Unione difende compatta il giornalista. Il centrodestra, invece, va all’attacco. Fabrizio Cicchitto parla di «devastante turbativa» alla vigilia del voto in Molise. Mario Landolfi di «ossessione contro Berlusconi». Alessio Butti maliziosamente ricorda come Santoro sia costretto ad «alzare i toni e a far parlare di sé per tentare di recuperare ascolti rispetto a Giovanni Floris» mentre Davide Caparini bolla «Annozero» come «ennesima prova di regime». Scampoli di un confronto destinato a riaccendersi in commissione di Vigilanza quando, come in un déjà-vu probabilmente tutt’altro che sgradito al giornalista, si tornerà a discutere di un grande classico: il «caso Santoro».