Torna la violenza in Cisgiordania: uccisi 5 palestinesi

In un’incursione israeliana muoiono due militanti della Jihad e tre ragazzi. Tensione per l’ebreo inglese accoltellato a morte

Gian Micalessin

da Gerusalemme

È stata una notte violenta e sanguinosa segnata dall'uccisione, in due distinti episodi, di cinque palestinesi e di un ebreo ortodosso con passaporto inglese. E a innalzare la tensione hanno contribuito, ieri mattina, le esplosioni di due missili. Il primo, caduto nel nord, è partito dalle basi libanesi dei guerriglieri sciiti di Hezbollah. Il secondo, partito da Gaza, è arrivato in una zona disabitata della periferia di Sderot.
La notte crudele inizia alle 20 di mercoledì, al Jaffa Gate, uno dei principali accessi della città vecchia di Gerusalemme. Shmuel Mett, 21 anni, e Sam Weissbart, 22, studenti ultraortodossi inglesi, stanno ritornando alla loro scuola religiosa dopo la preghiera al Muro del Pianto. Oltre la soglia delle mura vengono aggrediti da uno sconosciuto con un coltello da cucina. Shmuel Mett, colpito alla pancia e allo stomaco, cade a terra, agonizzante. Sam Weissbart si difende, viene ferito alle braccia, ma raggiunge la stazione di polizia distante 200 metri e chiede aiuto. Mentre Shmuel Mett muore in ambulanza la polizia lancia una gigantesca, ma infruttuosa caccia all'assassino. Il ricercato, identificato grazie alle telecamere, sarebbe palestinese e avrebbe ucciso per ragioni politiche.
Alla stessa ora un'altra caccia all'uomo è in corso a Tulkarem, la città del nord della Cisgiordania ritornata sotto il controllo dell'Autorità palestinese da qualche settimana. Un gruppo di duvdevan, i gruppi «ciliegia» specializzati nelle operazioni in zone palestinesi, sta per far irruzione in un ristorante. Lì dentro sta mangiando Adel el Rawi, un 30enne militante della Jihad Islamica mandante di almeno tre attentati mortali. Non appena i militari israeliani fanno irruzione nel ristorante scoppia l'inferno.
Secondo fonti israeliane i «duvdevan», attaccati da una folla armata, sono costretti ad aprire il fuoco uccidendo Rawi, un altro militante della Jihad Islamica, e tre ragazzini tra i 14 e i 17 anni coinvolti negli scontri. Secondo la versione palestinese il gruppo «ciliegia» elimina a sangue freddo Rawi e l'altro militante, si fa largo sparando sulla folla, uccide i tre ragazzini e raggiunge un contingente dell'esercito pronto a evacuarlo.
L'incidente di Tulkarem viene immediatamente condannato dal presidente palestinese Mahmoud Abbas che lo definisce una deliberata provocazione israeliana destinata a «riavviare il ciclo della violenza» e a impedire la riapertura dei negoziati basati sulla «road map». Mahmoud Abbas si è poi rivolto ai gruppi armati chiedendo il rispetto della tregua in vigore dallo scorso febbraio. «Non rispondete alle provocazioni, non offrite a Israele - ha detto Abbas - il pretesto per dare il via a una nuova escalation d'attacchi e ignorare gli impegni previsti dalla road map».
Trecento uomini delle forze di sicurezza palestinesi, scortati dall'esercito israeliano, sono intanto arrivati a Jenin. Il contingente ha il compito di riportare l'ordine nella città dominata dai gruppi armati e consentire il ritiro israeliano dalla zona.
Sul fronte israeliano Ariel Sharon smentisce, intanto, di voler abbandonare il Likud per formare un nuovo gruppo centrista e ribadisce di voler riconquistare il partito e lottare per una nuova candidatura a premier. Una nuova grana religiosa minaccia, intanto, di ritardare il ritiro da Gaza. Ieri il consiglio dei rabbini ha vietato la distruzione delle cinque sinagoghe abbandonate nelle colonie. L'esercito prevedeva di smontarne e trasportarne in territorio israeliano soltanto due. Ora dovrà portarsi dietro anche le altre tre.