Tornano all’Onu i dossier Iran e Nord Corea

Cina e Russia, risoluzione di compromesso su Pyongyang

da New York

Mentre all’Onu il dossier nucleare nordcoreano torna a incrociarsi con quello iraniano, Cina e Russia, Stati membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, hanno presentato ieri una risoluzione per deplorare i test missilistici di Pyongyang, senza peraltro invocare le misure punitive e la possibilità di una rappresaglia militare, come previsto invece dal testo rivale proposto nei giorni scorsi dal Giappone.
La bozza di documento «deplora con forza» i lanci di missili del 4 luglio e sollecita Pyongyang a tornare alla moratoria. Il documento chiede, ma non esige, che tutti gli Stati membri dell’Onu «esercitino vigilanza nel prevenire la fornitura di materiali e tecnologie che potrebbero contribuire» al programma missilistico nordcoreano. La risoluzione chiede anche alla comunità internazionale di «non procurarsi missili e materiale collegato ai missili» dalla Nord Corea.
L’approdo del nuovo testo sul tavolo dei Quindici è stato salutato con scetticismo sui contenuti, ma positivamente nella forma, dall’ambasciatore americano John Bolton: «La cosa più significativa è che russi e cinesi si sono allineati con gli altri membri del Consiglio che vogliono una risoluzione», e non la meno impegnativa dichiarazione presidenziale.
Finora Russia e Cina si erano opposti al testo giapponese, che prevedeva la minaccia di sanzioni e il ricorso al Capitolo Sette della Carta dell’Onu. Affermando che la nuova bozza mira a «riportare unità in seno ai Quindici», l’ambasciatore cinese Wang Guangya ha rivelato di aver avuto istruzioni di usare l’arma del veto se la risoluzione giapponese, appoggiata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, dovesse essere messa ai voti.
In quanto all’Iran, i ministri degli esteri di Francia, Usa, Gran Bretagna, Russia e Cina più la Germania e la Ue hanno fatto sapere di «non avere altra scelta che tornare in Consiglio di Sicurezzaº» e riprendere un dibattito che potrebbe portare alle misure punitive che le sei potenze avevano accantonato per lasciare tempo a Teheran di venire a più miti consigli.