Tornano Ford, Gibson e Travolta: grinta e rughe piacciono ancora

I tre grandi attori sono contemporaneamente sugli schermi americani.
Harrison è un ricercatore, Mel un poliziotto e John un agente della Cia

New York - Nel giro di poche settimane sono tornati sugli schermi americani Harrison Ford, Mel Gibson e John Travolta. In un inaspettato déjà vu degli anni Novanta, le tre star di pellicole indimenticabili - come Indiana Jones, Braveheart e Pulp Fiction - riappaiono come protagonisti di opere cariche del loro star power, di quella grinta e di quel fascino da vendere. Sanno ancora fare una spietata concorrenza alle stelle più giovani, molte delle quali d'altra parte si sono arenate nell'inchiostro velenoso delle recensioni - come Julia Roberts in Duplicity, Will Smith di Seven pounds e George Clooney per The men who stare at goats.

Gli americani sembrano invece felici di rivedere queste tre icone cariche di grinta, rughe e vite vissute. L'ultimo a portare sugli schermi la nostalgia che Hollywood sembra avere per quegli anni Novanta in cui sbocciava il cinema di Steven Spielberg e in cui Quentin Tarantino ci aveva affascinato, è proprio lui, John Travolta, che venerdì torna sugli schermi in un personaggio davvero alla Pulp fiction. Il film s'intitola From Paris with love, un riferimento alle avventure di James Bond. Pelato, incattivito da una vita trascorsa a fare l'agente della Cia, Charlie Wax è bravissimo a sbrodolare sullo schermo un dialogo fitto di bestemmie e di un cinismo («Anche se li ammazzo a migliaia, al mondo ne rimangono ancora miliardi», dice dopo aver decimato una gang di cinesi in un ristorante) che da giovane il 55enne ex Tony Manero mai avrebbe osato mostrare. Il pubblico vent'anni fa voleva a tutti i costi che lui rimanesse fedele al personaggio – appunto - di ballerino e italoamericano de La febbre del sabato sera. Ma anche la fama di quel kolossal girato nel '77 è poi svanita e Hollywood l'aveva messo da parte. La tristezza della perdita improvvisa di suo figlio, Jett, morto a 16 anni a causa di una malattia rara, sembrava aver distrutto il matrimonio con l'attrice Kelly Preston. Ma alla fine, come nei suoi migliori film, è riuscito a salvare l'unione.

Sta avendo invece scarso successo The edge of darkness, il thriller del regista inglese Mart Campbell che il 54enne Mel Gibson ha scelto per tornare al cinema dopo un lungo silenzio. Il protagonista di opere che hanno scritto la storia hollywoodiana degli anni Novanta come Braveheart, sembrava voler abbandonare la carriera di attore nel 2002, dopo il giallo di Nicht Shymalan Signs. Invece, in una delle scene iniziali del nuovo thriller, il personaggio di Gibson (Thomas Crave, poliziotto spinto sull'orlo dell'esaurimento nervoso dal rapimento della figlia) sbatte di nuovo la grinta e i suoi occhi da giustiziere in faccia agli spettatori.

Gibson senza dubbio oggi è il bad boy di Hollywood: non c'è regola che voglia rispettare e gruppo - politico o religioso - che esiti a offendere. Se La Passione l'aveva trasformato in eroe di un certo mondo cristiano, nella nuova pellicola sembra disposto a provocare anche loro dichiarando: «Devi decidere se vuoi essere messo in croce o se vuoi essere quello che batte i chiodi....». Comunque se questa pellicola, sulla falsariga di Lethal weapon, uscirà probabilmente alla svelta dalle sale, Gibson tornerà tra pochi mesi con un film molto atteso: Jodie Foster lo dirigerà infatti in The beaver, storia quasi surreale di un uomo che riesce a parlare solo comunicando attraverso il suo castoro di peluche.

Tranquillo e invecchiato benissimo, arriva poi Harrison Ford. A 67 anni, considerato una delle star più ricche di Hollywood grazie ai proventi di Indiana Jones, potrebbe prendersela calma e aspettare che qualcuno scriva una brillante sceneggiatura per la quinta puntata delle sue avventure di super archeologo («Se sarò ancora vivo lo farò - ha promesso, ma visto che per l'ultimo ci sono voluti 18 anni...). Invece l'attore preferito di Spielberg e George Lucas torna in questi giorni sullo schermo in una pellicola senza effetti speciali ma ad alto contenuto sociale. In Extraordinary Measures (tratto da una storia vera) interpreta il ricercatore medico Robert Stonehill, che aiuta la famiglia Crowley a cercare una cura per la rarissima malattia genetica dei figli.