Tornano i quattro fratellini magici e combattono il cattivo Castellitto

Dal 14 agosto la seconda parte del kolossal con attori italiani. Il regista: i giovani lottano per la felicità, gli adulti per il potere

Roma - La fantasia va al potere con il kolossal estivo Le cronache di Narnia – Il Principe Caspian (presentato ieri, in uscita giovedì 14 agosto) e cinge la corona degli ideali da perseguire, età verde o avanzata, non importa. A chi non piacciono, del resto, tassi che parlano saggiamente, topolini spadaccini, un immenso leone castigamatti, foreste magiche pullulanti di centauri gagliardi, un pugno di ragazzini carinissimi, pronti a incrociare le lame con adulti carogne, risparmiandoli, soprattutto dopo averli messi in ginocchio?

E volendo intrattenere ed educare i minori, o cuori più arrugginiti, ben venga questo impeccabile prodotto Disney, tratto dal romanzo omonimo di C.S. Lewis (Mondadori) e diretto con mano maestra dal premio Oscar Andrew Adamson (Shrek), già regista de Il leone, la strega e l’armadio, primo episodio della serie di Narnia, ora arricchito d’un nuovo personaggio, il giovane principe Caspian (il ventiseienne inglese Ben Barnes). A mettergli il bastone tra le ruote dall’adolescenza, come sempre nelle saghe dal sapore iniziatico (più duro il cimento, più grande la riuscita), ci ha pensato lo zio Lord Miraz, un Sergio Castellitto in stato di grazia, mentre, alla sua prima volta da perfido, va sulle orme di Shakespeare per ispessire il proprio corrusco personaggio, così assetato di potere da far assassinare suo fratello, il padre di Caspian, e sedere sul trono («Il messaggio? I giovani lottano per la felicità, i grandi per il potere», dice). E bisogna vederlo, mentre, a passi protervi, misura i saloni del castello, ammantato di raso celeste, lo sguardo del cinico, che fa sparire il nipote la notte stessa in cui la moglie Pruniprismia gli dà un maschio... Al fianco di Miraz se ne sta, ossequiente e silente, il generale Glozelle, un Pierfrancesco Favino lesto di balestra, che intimidisce i suoi uomini, chiamandoli «donnette superstiziose» appena esitano.

E i deliziosi Peter, Susan, Edmund e Lucy Pevensie del Narnia numero uno? I fratellini avventurosi sono richiamati a Narnia da Caspian e insieme a un coraggioso nano daranno filo da torcere ai Telmarini, in un continuo salto spazio-temporale (strepitosa la sequenza in cui i ragazzi, con le giacchette da college, trasmigrano dalla buia stazione del metro di Trafalgar Square, nella Londra della seconda guerra mondiale, alle acque maliose dell’incantevole regno narnesco, intanto che il cupo colore del sotterraneo esplode nel più marino dei turchesi). E occhio alla fuga di Caspian, a zig-zag tra gli alberi, mentre frecce nemiche lo inseguono a raffica: è della vita che si tratta e delle sue insidie.

«Il cuore emotivo del film, cioè il passaggio dall’adolescenza all’età adulta? È nella mia esperienza personale», spiega Adamson, biondino che con piglio di ferro ha diretto una macchina da cinema possente, tra set in Nuova Zelanda, a Praga, su fiumi sloveni, in mezzo a cineprese issate sui pali e, ancora, calici, urne, armi d’ogni tipo. «Sono cresciuto in Papuasia e ho visto cambiare così tanto la Nuova Guinea, da capire che non avrei potuto tornarci. A un certo punto, bisogna lasciarsi le cose alle spalle. Il messaggio è che da bambini ci si può trasformare in re e regine, ma combattendo soltanto per le cause giuste». Dalla prova del fuoco Usa, Castellitto è uscito con «il piacere del dettaglio». «Dentro al kolossal, mi sono ritrovato un po’ studente: avevo un “coach” per andare a cavallo, cadere, maneggiare la spada. E finalmente ho fatto un film, che i miei figli di 17, 10, 7 e 2 anni, possono andare a vedere. E questo, davvero, mi commuove».