Tornano i vichinghi conquistatori: la Danimarca vuole rivendicare il Polo Nord

La rivelazione di un quotidiano danese: il governo di Copenaghen ha preparato un atto formale per chiedere alle Nazioni Unite la giurisdizione su alcune zone dell'Artide, tra cui il Polo Nord. Risorse naturali e geopolitica alla base di questa sfida ai colossi Usa e Russia

L'era dei vichinghi conquistatori non è finita. Popolo arcano di conquistatori e viaggiatori, originari di quel braccio di Mare del Nord chiamato Skagerrak, i figli del dio Odino hanno colonizzato il mondo. A bordo delle loro straordinarie navi, le drakkar e le knarr, hanno creato un regno in Inghilterra (il Danelaw), invaso l'Irlanda (mitica la battaglia di Clontarf), si sono spinti fino alla Groenlandia, hanno toccato l'America, sono giunti persino a Bagdad. Oggi, un migliaio di anni dopo quell'era aurea, i loro eredi - i danesi - hanno un nuovo obiettivo: conquistare il Polo Nord senza asce e martelli, ma con carte bollate e rivendicazioni diplomatico-geografiche.
La notizia è stata data dal quotidiano danese «Information», che cita la bozza di un documento riservato messo a punto dal ministero degli Esteri di Copenaghen. Secondo le rivelazioni, la Danimarca intende rivendicare in sede Onu, al più tardi entro la fine del 2014, «cinque aree attorno alle Isole Fær Øer e alla Groenlandia, compreso il Polo Nord».
Di certo, la mossa della mite monarchia di Margherita II è un siluro nucleare nel placido e misterioso mondo dell'Artide, così solitario eppur così denso di trame e pressioni geopolitiche. Durante tutta la seconda parte del Novecento, infatti, l'Oceano Artico è stato teatro di prove di forza da parte dei due schieramenti opposti nella Guerra Fredda: le attività di spionaggio e monitoraggio degli Stati Uniti che temevano un attacco russo con missili a lunga gittata, hanno lasciato recentemente spazio alle missioni politico-scientifiche di Mosca, che con «Artika 2007» ha mandato in esplorazione sul fondale dell'oceano un minisommergibile che ha piazzato il vessillo russo esattamente sotto il Polo Nord.
Ora, tra i due titani, spunta il frastagliato, piccolo ma orgoglioso Regno di Danimarca. La decisione farebbe parte della strategia per la regione artica che Copenaghen intende adottare per i prossimi dieci anni. Rivendicazioni di questo tipo sono state già avanzate in passato da esponenti politici danesi, ma questa sarebbe il primo atto ufficiale da parte del governo. Il primo ministro Lars Løkke Rasmussen non ha confermato né smentito la notizia, ma l'opinione pubblica danese vede con simpatia e legittima speranza la rivendicazione.
Oltre all'allure popolare di un possibile Rinascimento norreno fatto di elmi, invocazioni a Thor e navi rompighiaccio, molto più prosaicamente Copenaghen è mossa da motivazioni essenzialmente economiche. La Danimarca (attraverso il possedimento indipendente della Groenlandia) è una delle cinque nazioni - insieme a Usa, Canada, Russia e Norvegia - che si dividono la giurisdizione sul continente artico. Il quale è unanimemente ritenuto una regione di importanza strategica mondiale: non solo per questioni politiche, ma per via delle potenziali e ancora inesplorate riserve di petrolio, gas e minerali, il cui sfruttamento potrebbe essere reso più agevole a causa dello scioglimento dei ghiacci. Insomma, aspettando il Ragnarøkr (il «tramonto degli dei», la battaglia finale tra le forze del bene e del male nella mitologia norrena), i danesi si preparano alla battaglia diplomatica alle Nazioni Unite. E chi lo dice che i delegati Onu non siano più ostici e combattivi di lupi e serpenti mitologici?