Tornano le Iene Servono più graffi e meno moralismo

Le nuove «Iene» saranno più cattive o più moraliste delle vecchie? Per saperlo, bisognerà attendere stasera, prima puntata con Luca Argentero e Enrico Brignano al posto di Luca Bizzarri e Paolo Kessissoglu (bis al venerdì a mezzanotte). Ma anche dopo non sarà facile rispondere. Il confine tra cattiveria e moralismo è sottile al limite dell’impalpabilità. Inoltre, alla nuova coppia, composta da un torinese piacione e un romano un po’ cialtrone, bisognerà concedere il beneficio del rodaggio per trovare alchimie e tempi giusti. Intervistati da Tv Sorrisi e Canzoni i due attori debuttanti al fianco di Ilary Blasi, forse la figura più ironica di tutto il clan, hanno confessato un «tasso di ienità» medio: da 1 a 10, sei per Argentero e sette meno meno per Brignano. Il che potrebbe far ben sperare. Nelle ultime edizioni la piega moralista aveva preso il sopravvento sul giornalismo d’inchiesta. I rimproveri e i ditini alzati dominavano sui servizi di denuncia. Lo smalto di Luca e Paolo aveva cominciato a sbiadire, forse a causa della routine. O forse di un abito che, tanto più dopo l’exploit sanremese, iniziavano a sentire stretto. Nel dna ienesco, di cromosomi da «missionari per conto di dio» ce ne sono sempre stati parecchi. Ma non c’è da stupirsi se qualche volta la vocazione da giustizieri della notte prevale sulla leggerezza e la goliardia. Del resto di Blues Brothers in circolazione non è che se ne trovino molti. Purtroppo, da quando la rete ha scelto, o dovuto scegliere, la versione monstre per garantire lo share e attrarre pubblicità, i difetti si sono acuiti. Tre ore di trasmissione sono nefaste anche per i migliori segugi della denuncia. Non parliamo poi di quando ci si addentra, e accade sempre più spesso, nei territori della pruderie con inchieste sui preti sporcaccioni, il mondo della pedofilia, internet a luci rosse, i locali per scambisti o per i turisti del porno. Allora i servizi si dilatano a quindici-venti minuti e vien da dire che anche alle Iene piace vincere facile.
Gli uomini del marketing di Mediaset avranno certamente fatto i loro conti e, se persistono su questa strada come pare, evidentemente l’effetto rigetto provocato da queste lungaggini e dagli inevitabili eccessi moralistici è inferiore ai vantaggi che portano. Sarebbe interessante vedere l’indice di permanenza media del pubblico sul programma. Facile supporre che non sia altissimo e che gli spettatori siano pronti allo zapping appena il brodo si allunga. Temiamo che però, così facendo, il pericolo di logorare il format sia ormai davanti all’angolo. Sbaglieremo, ma siamo convinti che delle Iene più agili e meno predicatorie continuerebbero a risultare più simpatiche anche al grande pubblico.
Tanto per scendere nel concreto, oltre all’invito a Pippo Baudo a entrare nella squadra, il pezzo forte di stasera sarà l’intervista di Enrico Lucci all’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo che qualche giorno fa è rispuntato ad un convegno politico. Pregustiamo fin d’ora la schermaglia, l’aria finto ingenua e lo sguardo spaesato di Lucci. Nessun indice alzato, nessun bisogno di pistolotti finali, nemmeno la ricerca un po’ ruffiana della complicità con lo spettatore. Eppure, Marrazzo ammetterà per la prima volta davanti a una telecamera di sentirsi «come un uomo che deve rispondere sempre dei suoi errori». E dirà che «viviamo in una società ipocrita, nella quale nascondiamo il male che c’è dentro di noi, le nostre fragilità». Un'autoconfessione davanti a milioni di spettatori. Insomma, quando c’è il talento bastano le domande giuste e la circostanza ben gestita per portare l’interlocutore e il pubblico dove si vuole. Ma di Lucci in circolazione, come di John Belushi, non se ne vedono molti. Chissà, forse il confine tra cattiveria e moralismo è solo una questione di talento.