È tornata a casa la salma di Angelo, martire della pace

È atterrato ieri pomeriggio alle 17,50 all’aeroporto di Ciampino l’Airbus che riportava a casa la salma di Angelo Frammartino, il giovane volontario ucciso a Gerusalemme. Ad attenderlo gli amici e i parenti.
A Monterotondo ieri è stata la giornata dell’attesa. E della preparazione della camera ardente dove, a partire dall 21 di ieri, è stato esposto il corpo del ragazzo. Una mega-bandiera della pace della marcia Perugia-Assisi e una kefiah dono di Arafat a un funzionario della Cgil sono i due simboli cari ad Angelo Frammartino che hanno caratterizzato la camera allestita nella sala del consiglio comunale di Monterotondo. La megabandiera arcobaleno abbraccia a mo’ di cornice il luogo in cui è stato posto il feretro. La kefiah, donata qualche anno fa da Arafat a Renzo Caddeo, uno dei funzionari della Cgil che accompagnava Angelo nel suo lavoro di volontario a Gerusalemme, è appoggiata sul grande primo piano di Angelo, una foto che lo ritrae con i faccia con i segni rossi da indiano. Una foto ricordo dell’ultimo viaggio a Gerusalemme, dove è stato ucciso giovedì scorso, da un ragazzo palestinese.
Angelo era andato per aiutare i bambini palestinesi del centro «La torre dei fenicotteri» e nella sala-ricordo allestita a fianco alla camera ardente, un computer rimanda 108 foto di Angelo ripreso proprio nei giorni del suo ultimo campo di volontariato. A guardarle, nel pomeriggio, anche Michela Serpietri, la ragazza di Monterotondo che era sottobraccio ad Angelo nel momento dell’aggressione, che ancora non si capacita: «La zona era super sorvegliata non capisco come non abbiano visto e preso chi lo ha ucciso». La sala del ricordo, allestita dagli amici e dai compagni del circolo di Rifondazione di Monterotondo, riporta poi articoli sulla pace e sulla non violenza scritti dal giovane, decine di messaggi di cordoglio, alcuni arrivati anche dai bambini del centro di Gerusalemme dove Angelo lavorava.