TORNATE A FARE IL VOSTRO MESTIERE

Adesso basta scherzare. Non c’era bisogno di scorrere il rapporto degli informati artigiani della Cgia di Mestre, che afferma che le nostre banche sono le «meno efficienti d’Europa» per costi e velocità di concessioni prestiti, non era necessario attendere le parole di monito di Bossi o di Tremonti, preoccupati dell’effettivo uso degli aiuti statali agli enti finanziari: basta entrare in banca e chiedere un mutuo o un finanziamento per rendersi conto che la «stretta creditizia» è una realtà, tanto più evidente quanto più decisamente negata dai vertici degli istituti di credito.
Le banche non prestano più denaro. Sono loro, non gli imprenditori, non i consumatori ad essere paralizzate dalla paura, gelate dal timore di non rientrare nei parametri di sicurezza, in particolare dal temuto indicatore del «tier one», in nome del mantenimento del quale ogni cosa deve essere sacrificata. Peccato che il giorno prima di fallire, il «tier one» di Lehman Brothers fosse all’11%, praticamente nella fascia della sicurezza assoluta, eppure si continua a dar peso a questi indici che, evidentemente, mal si adattano a periodi eccezionali.
La realtà è invece più semplice di quanto si pensi: una banca non può prescindere dal suo tessuto economico. Non esiste una banca sana se i suoi clienti falliscono, così come non può esistere un cuore sano in un corpo morto. Diamo atto che buona parte delle nostre banche non si sono fatte ingolosire in passato dalle dissennate speculazioni che hanno già decretato la fine di molte blasonate istituzioni; diamo anche atto che una tradizione di prudenza ha consentito al nostro sistema di reggere meglio di altri alla prima fase della crisi. Adesso però smettere di erogare credito non sarebbe più prudenza bensì suicidio. È necessario che al cliente della banca, specialmente se ha una lunga storia di affidabilità e correttezza (e chi se non un istituto di credito dispone di tali informazioni?), venga riservata la stessa cura che i governi stanno riservando alle banche medesime. Il prestito, il credito e il mutuo andrebbero offerti spontaneamente. Respingere, con espressione fintamente contrita perché «c’è la crisi», la richiesta di finanziamento di un imprenditore che in passato ha sempre onorato i suoi impegni, o di un correntista fedele che vuole rimodulare il mutuo, equivale a scavarsi la fossa da soli e non è il caso di offrirgli pure la vanga.
Pur di non prestare denaro il sistema bancario lascia ogni notte cento miliardi improduttivi nei depositi della Bce. La lunga abitudine alla posizione di forza non insegna né la lungimiranza né l’umiltà, ma non c’è tempo di imparare lentamente, bisogna farlo domani.