Un torneo mediocre: ha vinto la prova tv l’emozione ha perso

Non c’è da stare allegri. A parte il cognome del campione d’Italia nel ruolo di allenatore. Non c’è da stare allegri ripensando a un campionato di calcio, divisione nazionale serie A, pieno di cose mediocri e povero di idee e premesse di un altro football, finalmente migliore. Si gioca male, si gioca per vincere e ci siamo, ma anche la squadra, il gruppo passato alla storia per lo spettacolo, la fantasia, la qualità, dico del Milan, ha scelto la via più spiccia, fatti non parole, puntando su Van Bommel, Boateng, Ambrosini, Gattuso, Flamini, le macchine di centrocampo, il laboratorio degli schemi e del gioco. Ma è un denominatore comune del nostro calcio al punto che la Juventus ha deciso di puntare, per ricominciare dicono, su Pirlo che non è una promessa, non è un fiore che va a sbocciare ma ha già dato. E così Del Piero e così Totti, insomma il vintage, quello vero, esiste e resiste perché le alternative non sono sincere, profonde.
Dunque il campionato si è adeguato alla nuova filosofia, il muscolo prevale sul fosforo, la quantità sulla qualità, la maleducazione sul fair play, anche quello finanziario. L’anno scorso l’allenatore campione di tutto, del mondo, d’Europa e d’Italia, aveva tolto il disturbo la sera stessa del trionfo continentale e chi si era piazzato alle sue spalle, Claudio Ranieri, aveva capito che l’impresa romanista sarebbe durata un’estate in tutto. Ovviamente Leonardo, idem con patate al Milan e Delneri europeo da champions con la Sampdoria aveva scelto di andarsene a trovare gloria, si fa per dire, a Torino.
Quest’anno è accaduto e sta accadendo che addirittura gli eroi della salvezza, da De Canio a Lecce, Ficcadenti con il Cesena, Pioli con il Chievo Verona, Malesani con il Bologna, veni, vidi, vici e arrivederci, tanto per restare in linea con la schizofrenia generale, con un football che corre troppo, che dice di essere vittima di regimi e norme soffocanti ma alla fine se ne frega e fa gli affari che preferisce. È stato il campionato della prova tv, le telecamere hanno scoperto fatti e misfatti sfuggiti, diciamo così, ai giudici di campo ma si è esagerato anche in questo caso, la solita giustizia di A e di B, alcuni privilegiati l’hanno fatta franca, penso a Totti, altri hanno pagato a prescindere, dico Ibrahimovic. I giudici, nel senso di arbitri e assistenti, allineati e coperti alla mediocrità niente affatto aurea. Non ci sono cieli sereni a parte qualche raggio di sole, l’Udinese di Guidolin, il Palermo di Delio Rossi nonostante le mattane di Zamparini per il cambio con Serse Cosmi, stop, non altro. Mentre sono state due le débâcle vere, impreviste fino a un certo punto. La Sampdoria ha lasciato l’Europa di champions e qualche mese dopo anche l’Italia di serie A, si dice per la cessione di Pazzini e di Cassano. Piuttosto per l’acquisto di Maccarone o di Macheda che non valgono il neointerista il quale, comunque, appartiene alla nuova tribù del football, aveva deciso di andarsene nonostante il contratto lo legasse ancora al club e così è stato.
Della Juventus si è detto e scritto, l’ex Signora Omicidi ormai Suicidi e alla ricerca del tempo perduto ma da cinque anni è un’ipotesi e ormai ha sostituito l’Inter nelle barzellette, nonostante la buona volontà di Andrea Agnelli che è parente di John Giacobbe Elkann ma sembra un fastidio per le idee e la cassa dell’azionista di riferimento.
A proposito di dirigenti: litigano per i diritti televisivi e accusano l’Uefa per le norme sul fair play, il monte debiti aumenta ma sul Titanic si balla e tra qualche giorno saliranno a bordo anche turisti americani. La federazione non ha l’autorità, raramente l’ha avuta anche in passato, per imporre comportamenti e disciplina ai tesserati, la stessa vicenda di calciopoli, i suoi sviluppi intendo, conferma la debolezza politica del massimo ordinamento calcistico. Ma è quello che passa il convento, è finita la festa senza particolari emozioni. Aspettiamo la finale di coppa Italia per vedere se Leonardo può conquistare almeno un «titulo» altrimenti la stagione interista passerà alla storia per il doppio trionfo di Rafa Benitez. Ma Zamparini ha una voglia matta di vincere la prima coppa della storia siciliana.
Roba piccola ma è moltissimo dopo quello che abbiamo visto, soprattutto senza pensare a quello che vedremo sabato prossimo a Wembley tra Barcellona e Manchester United. Che sport praticano? Il calcio.