«Torniamo in aula solo se si parla dei Dico»

(...) Uno «sciopero dell’aula» per protestare contro il presidente del consiglio regionale, Mino Ronzitti, accusato di essere «succube del governatore Burlando e della maggioranza».
A scatenare la bagarre in consiglio è la questione dei Dico, le Dichiarazioni di convivenza volute dal governo Prodi e osteggiate da parte dell’Unione e da tutto il mondo cattolico. Anche in Liguria, la questione divide il centrosinistra. Martedì era previsto il dibattito sulla mozione di Alessio Saso (An) che impegna la Regione a battersi col governo perché la famiglia fondata sul matrimonio non sia messa sullo stesso piano delle unioni di fatto. Allora la Cdl accettò un rinvio del voto, il giorno dei Dico doveva essere ieri.
La seduta, prevista per le 10, inizia con 40 minuti di ritardo. In programma c’è la relazione di Burlando sul bilancio, poi il voto sui Dico. All’ordine del giorno di Saso si aggiunge quello di Roberta Gasco (Udeur), sempre a difesa della famiglia e contro le scelte di Prodi. «Neanche Mastella si permette di mostrarsi così in disaccordo col governo» si sbuffa fra i banchi dell’Unione prima che la seduta inizi. E che Nicola Abbundo (Udc) sollevi subito la questione: «Abbiamo saputo che il presidente Burlando ha in programma una conferenza stampa alle 12, mentre noi discuteremo dei Dico. È un fatto disdicevole». Ronzitti prende tempo («mi devo informare»), ma Forza Italia incalza: «Se non viene annullata subito la conferenza stampa di Burlando, noi abbandoniamo l’aula» si scalda Luigi Morgillo. «Sospendiamo pochi minuti» propone Gianni Plinio di An, ma la proposta non viene accolta. «Se è così, fuori tutti!» urla Morgillo e tra i banchi della Cdl restano solo i due consiglieri dell’Udc («per rispetto al presidente»). Non è finita. Dopo il governatore e l’assessore Pittaluga, Ronzitti riprende la parola: «Burlando mi aveva avvisato della conferenza stampa, non ho obiettato perché pensavo di concludere il consiglio per quell’ora. Si va avanti». La rottura è totale: anche i due consiglieri dell’Udc lasciano l’aula. Ronzitti parla animatamente con Burlando, alla fine sospende la seduta e, dopo aver riunito i capigruppo rimasti, annuncia: «Da lunedì discuteremo di bilancio, dei Dico si parlerà il 3 febbraio... volevo dire aprile».
Tre ore dopo arriva la risposta della Cdl: «Ronzitti ha dimostrato di essere succube della giunta e si è contraddetto: prima ha detto che doveva informarsi, poi che Burlando lo aveva già informato. Se chiediamo le sue dimissioni? No, ci auguriamo che torni il Ronzitti che tutelava il consiglio regionale e la minoranza». Da qui l’aut aut: «Votiamo sui Dico lunedì, altrimenti non saremo in aula durante la discussione del bilancio. Come prevede il regolamento, poi, obblighiamo Ronzitti a fissare una seduta su Dico e articolo 31 della Costituzione, norma che tutela la famiglia. La seduta del 3 aprile è stata fissata senza di noi, non la riconosciamo».
In serata, una prima schiarita. In una nota Ronzitti esprime rincrescimento per quanto successo, «ma ho la coscienza tranquilla» scrive. Poi l’apertura sui Dico: «Ho riconvocato per domani mattina (oggi per chi legge) la conferenza dei capigruppo per valutare la possibilità di discutere la questione lunedì mattina, in apertura di seduta. Ciò dimostra da parte mia lo spirito di equilibrio, di imparzialità e tutela delle prerogative di tutti i consiglieri, sia di maggioranza che di minoranza».