«Torniamo alla lira e agganciamola al dollaro»

Maroni: la moneta unica ci è costata il 30% in più in dazi. Pronti i gazebo per Pontida: come accadde nel ’97 per la secessione, i militanti del Carroccio «voteranno» sull’euro

Adalberto Signore

A dispetto delle critiche arrivate da maggioranza e opposizione e nonostante gli altolà di mezza Europa, la Lega non arretra di un passo. E tiene alta la polemica sull’euro innescata dopo il doppio «no» di Francia e Olanda alla Costituzione Ue. Così, dopo il ministro delle Riforme Roberto Calderoli, pure il suo collega del Welfare Roberto Maroni conferma l’intenzione del Carroccio di «presentare un’iniziativa a Pontida». I meccanismi per tornare alla doppia circolazione euro-lira e «agganciare quest’ultima al dollaro» - dice intervistato dal direttore di Radio Padania Giulio Cainarca - «sono allo studio» e «sono cose molto serie». «A Pontida - spiega Maroni - diremo qualcosa di più, non posso anticipare nulla. Le elaborazioni e le analisi sono in corso e se ne sta occupando, tra gli altri, Giancarlo Pagliarini (ministro del Bilancio nel Berlusconi I, ndr)». Insomma, «la nostra non è una boutade» perché è tempo «di uscire dai salotti romani e andare nelle fabbriche della Padania a parlare con i nostri imprenditori». Il ministro del Welfare fa due conti: «A parità di costi, l’euro ha comportato una sorta di dazi del 30 per cento o più per i nostri produttori». Un calcolo che trova d’accordo il sottosegretario alle Attività produttive Roberto Cota. «Sull’euro - aggiunge il segretario della Lega Piemonte - lanceremo un segnale politico forte. Ma bisogna partire dal presupposto che la moneta unica non è un tabù. Nell’ambito dei trattati internazionali, infatti, ci sono tutti gli strumenti necessari per uscire dall’euro o tornare al doppio corso con la lira».
«A Pontida - conferma Calderoli - presenteremo un’iniziativa rispetto all’euro. Non nel senso di assumere una decisione ma nel senso di coinvolgere il popolo in cose che gli stanno cambiando e gli hanno cambiato la vita». «L’ipotesi di un federalismo monetario - aggiunge - potrebbe essere presa in considerazione anche perché determinerebbe l’attrazione di investimenti in aree che oggi non riescono a stimolare investimenti produttivi». «Con il capo dello Stato ci sarà l’occasione per chiarirsi», assicura il coordinatore delle segreterie della Lega prima di prendersela con Romano Prodi: «Quando era in Europa poteva dire: “Ecco qui la malattia del Paese ed ecco il dottore in grado di curarla”. Oggi può solo dire: “Queste sono le malattie e io sono il virus che ha infettato il Paese”». A polemizzare con il Quirinale ci pensa però il sottosegretario all’Economia Daniele Molgora. «Ciampi - dice l’esponente leghista al quotidiano on line Affaritaliani.it - era espressione dei banchieri e ha avallato un euro appoggiato dai banchieri. Ciampi viene dalla Banca d’Italia, occorre sempre ricordarselo. E il fatto che sia diventato presidente non significa che non sia più espressione di un certo mondo. Io mi vanto di non averlo votato».
Insomma, la Lega ha tutte le intenzioni di ripresentarsi sul prato di Pontida con una nuova crociata. D’altra parte, da quando nell’aprile del 1990, davanti a poche centinaia di militanti Umberto Bossi ha inaugurato la storica adunata, Pontida è sempre stata il palcoscenico da cui ha lanciato i suoi strali più accesi. E per l’appuntamento del 19 giugno, l’idea dei vertici del Carroccio è quella di caldeggiare un referendum sulla moneta unica. «Coinvolgeremo il popolo», dice Calderoli, convinto che in caso di consultazione popolare «l’esito sarebbe scontato e l’euro sarebbe bocciato». Per ora, però, a via Bellerio non sembrano essersi attivati per organizzare una raccolta di firme vera e propria, perché è evidente che i tempi per elaborare un quesito e preparare i moduli da presentare in Cassazione non ci sono. Così, l’ipotesi che si sta facendo strada è quella di ricorrere a una delle già sperimentate campagne leghiste. E cioè un referendum sull’euro tra i militanti presenti a Pontida, con i soliti gazebo a fare da cabina elettorale. Come accadde nel maggio 1997 sulla secessione. Allora votarono residenti e non, dai sedici anni in su, semplicemente presentando la carta d’identità. Fu, parole di Bossi, un «plebiscito per la Padania»: sei milioni alle urne e il 99,7 per cento di sì alla secessione. Sull’euro, c’è da giurarsi, le cose non andranno molto diversamente.